Caroline Yao racconta come l’uso dei dati e dell’intelligenza artificiale contribuisce ad ampliare l’impatto globale di Operation Smile
Non capita spesso di trovare un professionista con un background in biostatistica che sia anche un abile chirurgo plastico. Ma è proprio questo il caso della dottoressa Caroline Yao, Senior Vice President of Research and Patient Metrics di Operation Smile.
Yao collabora con Operation Smile da 14 anni. Da sempre focalizzata nel lavorare sui dati e sul relativo impatto – in precedenza è stata anche analista a Wall Street – la dottoressa sta contribuendo a creare un approccio sempre più analitico al lavoro che Operation Smile porta avanti per migliorare l’accesso all’assistenza sanitaria e chirurgica per tutti coloro che ne hanno bisogno in 37 Paesi nel mondo. “Vogliamo raccontare la nostra storia basandoci sempre più sui dati per mostrare l’impatto del nostro lavoro sulle decine di migliaia di pazienti di cui ci prendiamo cura ogni anno”, spiega.
Grazie alla collaborazione con Microsoft e la sua iniziativa “AI For Good”, Yao e il team di Operation Smile sono riusciti a sviluppare uno strumento di intelligenza artificiale personalizzato che sintetizza i dati dell’Organizzazione e aiuta i medici di tutto il mondo a curare i pazienti affetti da labiopalatoschisi in modo più strategico.
Il lavoro di Operation Smile sull’intelligenza artificiale è al centro di un episodio di “Beyond the Code”, un filmato prodotto da BBC StoryWorks Commercial Productions per Operation Smile.
Abbiamo incontrato Yao per parlare del suo lavoro e di “Beyond the code”.
Domanda: In Operation Smile, lei esamina una grande quantità di dati, raccogliendo informazioni e numeri. Come avete iniziato ad utilizzare gli strumenti di intelligenza artificiale a supporto del lavoro quotidiano?
Risposta: “L’obiettivo era conoscere in maniera più approfondita i nostri pazienti, sapere come li abbiamo aiutati, per comprendere la qualità del lavoro che stavamo portando avanti. Così abbiamo iniziato a raccogliere le foto del prima e dopo di tutti i pazienti di cui ci siamo occupati. Il materiale era talmente tanto che non avevamo abbastanza chirurghi per guardare e analizzare ogni singola foto. Successivamente, da quando l’utilizzo dell’intelligenza artificiale ha cominciato a diffondersi, abbiamo iniziato a collaborare con Microsoft che aveva già un programma chiamato AI for Good ed era una sinergia perfetta di ciò che entrambi stavamo cercando di fare. Abbiamo lavorato su strumenti che si basano sulle fotografie per sviluppare algoritmi che siano in grado attraverso le immagini di determinare la gravità della schisi e anche di classificare il tipo di risultato che si può ottenere in base a questa gravità.”
Domanda: In che modo questa tecnologia aiuta Operation Smile nel portare avanti il suo impegno?
Risposta: “Ci occupiamo di pazienti affetti da labiopalatoschisi. Esistono tipi di malformazioni più o meno gravi. Le famiglie devono essere consapevoli del numero di interventi necessari, del risultato chirurgico atteso, del numero di visite mediche da fare e di ciò che le attende in fase di riabilitazione. A questo si aggiunge il fatto che per curare la labiopalatoschisi è necessario personale qualificato, di cui però c’è carenza in molte parti del mondo. È qui che diventa utile l’algoritmo sviluppato: se non c’è uno specialista di labiopalatoschisi a disposizione, si può far ricorso all’intelligenza artificiale per supportare la diagnosi. È necessario scattare una foto con il telefono, l’algoritmo la analizza e fornisce al medico indicazioni su cosa dire alla famiglia, anche se non ha esperienza in materia di labiopalatoschisi.”
Domanda: Può spiegare come viene utilizzata l’intelligenza artificiale per analizzare le foto scattate dopo l’intervento chirurgico?
Risposta: “I risultati chirurgici possono variare in base alla condizione di partenza del paziente e alle tecniche utilizzate per curare la malformazione. Inoltre, possono esserci diversi fattori che influenzano le valutazioni dei medici. Per ovviare a questa soggettività è possibile utilizzare l’intelligenza artificiale per individuare alcune caratteristiche della patologia e dei risultati chirurgici attesi, in modo da arrivare ad una valutazione medica il più oggettiva possibile.”
Domanda: L’intelligenza artificiale può anche aiutare a formare i chirurghi direttamente nelle località più remote. In che modo?
Risposta: “Lo strumento di intelligenza artificiale può individuare quali chirurghi, tra quelli che già operano nel network di Operation Smile, potrebbero diventare potenziali formatori. Ci sono chirurghi che sono abitualmente in grado di gestire una situazione o un intervento particolarmente difficile e ottenere un ottimo risultato. Sono queste le persone che l’algoritmo può riuscire ad individuare, mostrando chi sono e dove si trovano.”
Domanda: Quali sono le sfide e le opportunità che esistono in Paesi come il Ruanda, di cui si parla nel filmato della BBC Storyworks?
Risposta: “La labiopalatoschisi è una patologia congenita molto comune, secondo le stime si verifica all’incirca in un caso ogni 1.000 nascite. Anche se ci sono persone affette da questa patologia, è difficile che tutti i medici abbiano trattato un caso del genere nel corso della propria carriera e, quindi, siano adeguatamente formati. Per questo c’è carenza di professionisti esperti che possano prendersi cura dei bambini affetti dalla malformazione, in particolare in località remote. L’intelligenza artificiale e la tecnologia possono aiutare a diffondere il maggior numero di informazioni possibili sulla labiopalatoschisi, non solo per arrivare ad una diagnosi, ma anche per raccontare le esperienze dei nostri pazienti e, quindi, sensibilizzare la popolazione.”
Domanda: Qual è il potenziale di questa tecnologia?
Risposta: “Utilizzare l’intelligenza artificiale per curare la labiopalatoschisi, così come molte altre condizioni mediche, ha un grande potenziale. Può essere utile per dare a sempre più persone un maggiore e migliore accesso all’assistenza medica, che si tratti di diagnosi o di raccomandazioni per le cure. Credo ci sia l’errata convinzione che l’intelligenza artificiale sia uno strumento pericoloso, in realtà permette di oggettivizzare alcune valutazioni e i medici e i professionisti sanitari come me possono usarla tenendo sempre a mente che dovranno comunque supervisionare e prendere la decisione finale per ogni paziente, perché ogni persona e ogni caso clinico è diverso.”
Domanda: L’intelligenza artificiale non sta sostituendo il medico, gli sta solo offrendo più strumenti per lavorare.
Risposta: “Esattamente. Può ampliare le competenze, estendere la capacità di assistere un maggior numero di persone e ottenere un’assistenza più rapida. Non credo che l’aspetto umano dell’essere medico o chirurgo possa essere sostituito da questo.”
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