Rosa Cammarella: logopedista per dedizione

Rosa Cammarella, logopedista di grande esperienza, ci parla del suo lavoro e della passione che l’ha spinta a diventare volontaria.


Il mio è un ruolo molto delicato, mi trovo con mamme preoccupate, mamme con bambini che tante volte non rispettano l’acquisizione del linguaggio nei canoni normali e che, quindi, vanno incoraggiate capite, supportate, ma anche informate sul lavoro da fare. Oltre ad una grande responsabilità è anche una grande gioia.”

Queste le parole di Rosa Cammarella, quando la incontriamo alla Smile House di Roma durante una giornata di ambulatorio.

Rosa è una logopedista di grande esperienza, con oltre 50 anni di lavoro alle spalle di cui 40 trascorsi alla Croce Rossa. Nel 2007 ha deciso di mettere a disposizione le sue competenze per diventare volontaria della Fondazione Operation Smile Italia Onlus.

L’avventura di Rosa con la Fondazione Operation Smile Italia Onlus è iniziata quattordici anni fa, ma l’interesse per la labiopalatoschisi ha fatto parte del suo percorso professionale fin dalla tesi di laurea.

Approdata ad Operation Smille, fin dal primo giorno non si è mai fermata: ha partecipato alle missioni internazionali e ai weekend clinic a bordo della portaerei Cavour e oggi è la referente del servizio di logopedia della Smile House di Roma. Nel suo ruolo mette tutta la passione che sente per il suo lavoro.

“Ho conosciuto il Dott. Scopelliti nel 2007, quando collaboravo con un chirurgo pediatrico all’Ospedale San Camillo di Roma. L’ho contattato per chiedergli una consulenza per un bambino che seguivo. Il suo carisma è stato travolgente, dopo due mesi sono partita per l’Etiopia, dove ho partecipato ad una missione internazionale.

In questi anni mi sono trovata a fare la volontaria in una struttura – la Smile House di Roma – in cui mi realizzo profondamente con persone che sono profondamente umane, oltre che molto brave a livello chirurgico”, racconta Rosa.

L’umanità e l’empatia sono al centro del suo lavoro sia nell’approccio con i genitori che nel rapporto con i bambini. Con i piccoli pazienti, infatti, si instaura un rapporto di totale fiducia, ma i bambini vanno conquistati, specialmente i più diffidenti.

“Quando si crea l’empatia i genitori si fidano e fidarsi è fondamentale perché i genitori riescono a seguire con serenità tutte le indicazioni che gli vengono date e questo è di grande aiuto in tutte le fasi del percorso di cura.”

“La mia è una figura fondamentale, perché dietro le madri ci sono i bambini e se le madri sanno come agire poi si muovono in modo corretto nei confronti dei bambini, dando loro semplici piccole istruzioni utili e concrete.”

È fondamentale che il genitore partecipi al processo di rieducazione del linguaggio del figlio.

Il lavoro logopedico non è solo di tipo articolare, è un lavoro complesso che ha alla base l’accettazione della guarigione da parte del genitore.

Dopo l’intervento chirurgico, infatti, i bambini nati con la labiopalatischisi a differenza di altre patologie, non hanno più la lesione organica; è un processo di trasformazione molto importante e i genitori vanno accompagnati nel percorso proprio per farne comprendere loro l’importanza.”

Nel progetto Smile House, l’equipe multidisciplinare accompagna i bambini e i genitori in tutte le fasi del percorso di cura.

I genitori vengono guidati fin dall’inizio da figure specializzate nell’allattamento su come posizionare il ciuccio in maniera corretta, come nutrire adeguatamente il bambino per farlo crescere in salute.

Visita logopedica alla Smile House di Roma. Foto: Margherita Mirabella

In tanti anni di carriera ho visto centinaia di bambini.

Non dimenticherò mai Asmaa, una bambina palestinese di sette anni, che non riusciva a parlare perché non aveva mai fatto la riabilitazione logopedica. Sono riuscita a rieducarla grazie al contributo di Maila Gatti, responsabile dei programmi medici, che conosceva l’arabo. Maila le traduceva le parole che dicevo in italiano e la bambina le ripeteva. Dopo tre mesi, Asmaa – che era venuta a curarsi in Italia – è tornata in Palestina ed è andata subito a scuola. Per lei è stata una vera e propria rinascita.