LA PRIMA MISSIONE MEDICA DOPO DUE ANNI:IL RACCONTO DI FRANCESCO BELLIA

Condividiamo con piacere e commozione la testimonianza del Dottor Francesco Bellia, intensivista pediatrico volontario e Presidente del Comitato Scientifico di Operation Smile Italia Onlus, appena rientrato dal Marocco.


Il Dottor Francesco Bellia è il primo volontario italiano a partire per i programmi medici internazionali di Operation Smile dall’inizio della pandemia.

Gradualmente i nostri medici e operatori sanitari volontari stanno riprendendo il loro impegno nei Paesi dove Operation Smile svolge i programmi medici.

Al rientro in Italia ci ha affidato le sue parole dalle quali emergono la gioia e la commozione di essere tornati sul campo per aiutare persone nate con una malformazione del volto in attesa dell’intervento chirurgico.

Mi trovo già seduto sul volo della Royal Maroc Airline, destinazione Casablanca. Sono trascorsi quasi due anni dall’ultima missione medica a causa della pandemia. Che strana sensazione adesso, ricevere nuovamente per mail il team packet, documento prezioso nel quale vengono racchiuse tutte le informazioni utili: la logistica, il programma delle giornate e la composizione del team con cui condividerò questa bellissima esperienza.

Mi pare si sentire già quell’odore tipico delle città arabe, un aroma acre a volte speziato che non saprei definire, ma che è presente nei miei ricordi.

All’aeroporto di Casablanca i controlli alla dogana sono stati meticolosi come si conviene in periodo di Covid, però al tempo stesso, veloci, non stancanti; il personale dell’aeroporto era molto efficiente.  È anche vero che il green pass ti permette adesso di muoverti con relativa tranquillità e il ciclo vaccinale senza dubbio aiuta a sentirsi più protetti. La mascherina è sempre indossata, ma niente ansia.

Completati i controlli doganali, mi dirigo verso l’uscita dell’aerostazione, appena fuori rivedo le persone accalcate, ci sono, come è la regola in questi paesi, i procacciatori di clienti per alberghi, i tassisti accalcati alla ricerca dello straniero di turno con il quale contrattare il costo della corsa.

Mi guardo intorno scrutando con attenzione la presenza del cartello di Operation Smile con su scritto il mio nome. Vedo il volto amico di Abdu, una vecchia conoscenza. Abdu, mi ha visto, agita il cartello nella mia direzione, è vestito con una tunica araba di colore marrone chiaro e ai piedi già un paio di semplici sandali.

Francesco Bellia con alcuni membri dello staff.

Mi viene incontro con un sorriso amichevole, mi toglie la valigia dalle mani.

Bellissima sensazione vedere un volto amico in una città straniera, per un attimo mi sono commosso, questi due anni sono stati veramente difficili.

Dopo circa tre quarti d’ora arriviamo in albergo, il traffico sulle strade è intenso. L’Ibis Hotel Casablanca, messo a disposizione, è più che dignitoso; oggi probabilmente altri volontari saranno già arrivati, adesso però è già tardi, li incontrerò domani a colazione.

A colazione, infatti, ci si incontra tutti, alcuni provengono anche dagli Stati Uniti. Che bello rivedere i volti conosciuti, mentre invece scruti con curiosità le facce nuove, volontari mai incontrati prima. Ci si presenta, il sorriso è leale, la stretta di mano è forte, non è il semplice contatto delle nocche delle mani, la stretta quasi sigilla una sicura stabile amicizia.

Ognuno di loro ha temporaneamente lasciato gli affetti, il lavoro, per far parte del team che cambierà la vita dei bimbi marocchini. Missione atipica questa, il Covid ha modificato i classici standard dello screening che, prima della pandemia, era rivolto ad una moltitudine di persone, ospitate spesso sotto delle enormi tende adibite a sale di attesa.

I bimbi sono stati già visitati dai chirurghi plastici, ora tocca a noi pediatri e agli anestesisti autorizzare l’intervento, valutando le condizioni cliniche dei bambini e gli esami di laboratorio.

Le mamme ci guardano con rispetto, studiano ogni nostro movimento, scrutano ogni nostro sguardo, pregano in silenzio che il loro bimbo possa essere operato.

Francesco Bellia durante le visite.

Saranno loro che domani accompagneranno i figli in sala operatoria, e questo loro desiderio si scontrerà inevitabilmente con la paura; la tensione avvolgerà la loro mente una volta lasciato il proprio bimbo nelle braccia del chirurgo.

Il tempo di attesa per loro sarà interminabile, però l’ansia e i timori svaniranno alla vista del bimbo già sveglio proveniente dalla recovery room, avranno come sempre accade, un attimo di difficoltà a riconoscerlo.

Quella apertura innaturale delle labbra che ha accompagnato il bimbo sin dalla nascita e che non dava giustizia alla sua bellezza, adesso si è trasformata in una linea armonica che disegna un nuovo sorriso.

Le mani sapienti dei chirurghi, l’attenzione degli anestesisti e dei pediatri hanno permesso che questa magia si potesse compiere ancora una volta.

Ventuno bambini hanno riabbracciato la loro mamma in attesa fuori dalla sala operatoria con un nuovo futuro da scrivere.

Adesso però è tempo di ritornare a casa, siamo soddisfatti del nostro lavoro, abbiamo riso, ci siamo commossi e da perfetti sconosciuti che eravamo ci siamo ritrovati amici, artefici della magia che si ripete ad ogni missione.”