La chirurgia è un mestiere di impegno ma anche di cuore

Giulia Rossetti, chirurgo maxillo-facciale dell’Ospedale San Paolo di Milano e volontaria di Operation Smile Italia Onlus ci racconta il suo lavoro.


La mia è una professione molto bella e, ovviamente, molto delicata.

A parlare è Giulia Rossetti, chirurgo maxillo-facciale dell’Ospedale San Paolo – ASST Santi Paolo e Carlo di Milano e volontaria di Operation Smile Italia Onlus.

Avere a che fare quotidianamente con bambini che nascono con una malformazione del volto richiede un approccio adeguato sia con i piccoli pazienti che con le loro famiglie.

Nel Centro seguiamo i pazienti fino alla fine della crescita e affrontiamo con loro molte tappe delicate, come ad esempio anche l’adolescenza. È molto emozionante, a volte anche difficile, perché il carico di emotività che si ha quando ci si trova innanzi ai bambini è sicuramente più impattante rispetto a quello che arriva dai pazienti adulti, con i quali si ha certamente un altro tipo di confronto.

Il lavoro che facciamo come équipe multidisciplinare è un percorso che può durare anni, ma il risultato è fonte di grande soddisfazione per tutti noi.

Con il bambino e la sua famiglia negli anni si instaura un rapporto di reciproca fiducia stretto. I bambini sono molto diretti, sinceri, mi piace molto lavorare con loro.

Con i genitori il rapporto è di totale fiducia: loro sanno che per qualunque problema inerente la patologia noi siamo presenti. Anche durante i mesi più complessi della pandemia, nonostante le difficoltà, siamo riusciti a garantire il servizio sia a livello di interventi chirurgici che di visite ambulatoriali. Questo è stato di fondamentale importanza per le famiglie, che non si sono mai sentire abbandonate.

La labiopalatoschisi è una malformazione che interessa il volto e se non trattata tempestivamente può avere un’influenza negativa sull’autostima e sul rapporto con gli altri. Per fortuna in Italia le cure sono tempestive, ma in alcuni Paesi nel mondo le persone non hanno accesso a cure mediche sicure e gratuite e questo causa un vero e proprio isolamento sociale della persona.

Giulia in sala operatoria durante una missione di Operation Smile.

Ho conosciuto l’Organizzazione durante la specializzazione in chirurgia maxillo-facciale ed ho aderito subito al programma di formazione rivolto agli specializzandi di tutto il mondo.

Io so bene cosa significhi non avere la possibilità di ricevere cure tempestive poiché in questi anni ho partecipato anche ai programmi medici internazionali di Operation Smile.

Ho partecipato a missioni internazionali in Cambogia, Etiopia e Honduras. Sono state esperienze altamente formative sia a livello professionale che umano, poiché mi hanno permesso di comprendere l’impatto di questa patologia in contesti differenti da quello al quale ero abituata.

Partire da specialista è stata un’esperienza unica!

Una volta ottenuto l’accreditamento, un riconoscimento ufficiale che attesta le capacità di un professionista sanitario a lavorare secondo gli altissimi standard di Operation Smile – è stato possibile per me iniziare ad operare in autonomia durante le missioni in Messico – a San Cristobal de las Casas – e in Bolivia – a Santa Cruz De la Sierra. Durante le missioni abbiamo visitato e operato prevalentemente bambini nati con labiopalatoschisi. Ho sempre trovato gruppi di volontari stupendi con cui si creavano grandi sinergie nonostante la stanchezza e la mole di lavoro.

In questo momento di pandemia Operation Smile ha sospeso le partenze dei volontari e da marzo 2020 non è possibile partecipare ai programmi internazionali.

Io mi sto dedicando completamente all’attività nel Centro Smile House di Milano.

Certo, mi manca l’atmosfera delle missioni, ma nei Centri multidisciplinari sul territorio italiano siamo in grado di seguire i bambini in modo continuativo e con risultati eccellenti.

Sarebbe bello poter incrementare la formazione ai medici stranieri in modo che possano replicare il nostro modello anche nei loro Paesi. Percorsi di formazione di questo genere ne stiamo facendo già da molti anni e con risultati vincenti che, nel medio-lungo periodo, permetteranno ai Paesi a medio e basso reddito di operare in autonomia ed essere autosufficienti in termini di cure offerte ai propri pazienti.

Giulia visita un paziente al centro Smile House di Milano. Crediti: Margherita Mirabella
Foto scattata prima dell’emergenza Covid-19.

A volte mi chiedono se la chirurgia sia un mestiere adatto ad una donna. Io rispondo che è un mestiere adatto a chiunque sappia metterci professionalità, impegno e anche un po’ di cuore, a maggior ragione quando si lavora con i bambini.