Infermiere di sala operatoria: parla Rossella di Vittorio

A volte la professionalità e la competenza bastano al paziente, ma non all’operatore sanitario. Rossella di Vittorio, infermiera, è andata alla ricerca di un contatto con i suoi pazienti.


Rossella Di Vittorio è con Operation Smile ormai da molti anni.

Dalla Bolivia all’India, il suo contributo di infermiera di sala operatoria è arrivato, attraverso le nostre missioni internazionali, in molti Paesi del globo.

E come dice lei: “Ogni missione può essere uguale riguardo le linee guida, ma l’esperienza è sempre diversa e assolutamente unica”.

In occasione dell’Anno Internazionale dell’Infermiere e dell’Ostetrica – dichiarato per il 2020 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità – abbiamo chiesto a Rossella di parlarci della sua scelta di diventare una volontaria e di raccontarci i suoi anni con noi.

Se la professionalità, lo studio e l’efficienza sono sempre stati centrali nel suo impegno lavorativo, Rossella sentiva la mancanza di un contatto un po’ più stretto con i suoi pazienti.

“Noi infermiere di sala operatoria abbiamo un ruolo particolare e non abbiamo molta possibilità di instaurare una relazione con i pazienti. Per questo motivo negli anni ho sempre cercato di allargare un po’, quando possibile, il mio raggio d’azione, così da poter sapere qualcosa di più di loro, di toccare con mano la loro realtà”.

Con Operation Smile ho potuto svolgere alcuni compiti al di fuori del mio solito ruolo. In Bolivia, ad esempio, ho potuto aiutare gli americani con lo spagnolo e ne ho approfittato per farmi raccontare le loro storie. Quelle storie sono diventate dei ricordi bellissimi”.

Rossella durante una missione medica. Foto di repertorio scattata prima dell’emergenza Covid-19.

“In missione per la prima volta mi sono relazionata direttamente con i pazienti. È stata una gran bella sorpresa!”

L’infermiera di sala operatoria svolge un compito minuzioso e importantissimo prima, durante e dopo l’intervento chirurgico.

Ma è proprio l’assoluta delicatezza del suo ruolo a limitare la possibilità di un contatto con i pazienti al di fuori della sala operatoria. Preparare gli strumenti prima dell’operazione, assistere i chirurghi e sistemare e riordinare tutto alla fine in preparazione per i pazienti successivi sono attività che richiedono moltissima attenzione.

E allora spesso a ricevere un sorriso o uno sguardo di stima dopo l’intervento sono altri operatori sanitari, mentre alle infermiere di sala operatoria resta la soddisfazione di aver compiuto il lavoro nel migliore dei modi. Una soddisfazione enorme, ma spesso difficile da condividere.

“Il rapporto che riusciamo ad instaurare noi di sala operatoria è un silenzioso rapporto di fiducia”.

E poi ci sono situazioni del tutto particolari, quando invece si riesce ad instaurare un vero contatto.

Rossella con una paziente durante lo screening.
Foto: Margherita Mirabella
Foto di repertorio scattata prima dell’emergenza Covid-19.

“In missione mi è capitato di andare a prendere i pazienti e condurli io stessa in sala operatoria. Ho potuto parlare, con la voce o con uno sguardo, con i loro genitori. Ho condiviso con loro speranza e fiducia, in un connubio speciale che mi ha aperto il cuore!”

Queste sensazioni di vicinanza, di comprensione e di cuori che battono all’unisono sono quelle che Rossella ha cercato nella sua carriera di infermiera. Una carriera lavorativa che, lo sappiamo, non può vivere di sola professionalità, ma che richiede la carica e la forza dell’umanità e dell’empatia. Questi sono i sentimenti che, uniti alla continua formazione e alla meticolosità nel suo lavoro, Rossella ha saputo mettere in campo ogni giorno. E questi sono i sentimenti che, grazie al suo impegno con Operation Smile, ha potuto condividere anche in momenti speciali con i pazienti.

Ho potuto, in alcune occasioni, far visita ai pazienti dopo l’intervento. Pensavo che vedendomi senza mascherina e cappellino non mi avrebbero riconosciuta. E invece sì! Mi hanno riconosciuta, mi hanno sorriso con lo sguardo, mi hanno riempito il cuore”.