Una persona indispensabile

Questa è una storia vera. È la storia di una donna così altruista da aver cambiato il destino di un’intera comunità. È la storia di Funeka Cele, infermiera sudafricana in pensione che, senza sosta, offre il suo contributo a Operation Smile come volontaria.

La sua storia è stata raccolta da due membri del nostro team – l’editor Sean Robson e la fotografa Zute Lightfoot – che per una giornata intera hanno seguito Funeka nei suoi spostamenti nell’area rurale di Eastern Cape.

È mattina presto. Mentre Funeka prende il tè il suo telefono inizia a squillare. Una radio locale vuole intervistarla a proposito del suo volontariato per Operation Smile. Mezz’ora dopo, chiusa la telefonata, Funeka indossa il suo immancabile cappello giallo e parte, come ogni giorno, per visitare i villaggi più remoti della zona per scovare possibili pazienti.
La prima tappa della mattina prevede l’incontro con un gruppo di ex pazienti all’Ospedale di St. Patrick, dove Funeka ha lavorato tutta la sua carriera prima della pensione. Gli ex pazienti sono già lì ad aspettarla.

È un momento commovente. Più che pazienti, si direbbero familiari, amici, confidenti. Tra loro ci sono anche una mamma e una figlia che hanno percorso oltre 500 chilometri, appositamente per salutare Funeka.

C’è anche il piccolo Unathi. Prima dell’intervento stava per essere mandato ad una scuola per bambini con problemi, perché si pensava che la sua ritrosia a parlare fosse dovuta ad una difficoltà di apprendimento. Si trattava invece di una malformazione al palato non ancora diagnosticata. Oggi, un anno dopo l’intervento chirurgico, il piccolo sta trovando la sua strada e recuperando la capacità di parlare. È qui con sua madre per ringraziare Funeka, ma anche per riferirle che nel suo villaggio ci sono altri bambini che potrebbero avere il suo stesso problema.

Anche questa attenzione e dedizione verso gli altri è un risultato che si deve a Funeka: oggi sono in molti ad imitarla e a farsi portavoce delle necessità altrui.

Più tardi Funeka si rimette in marcia tra le strade polverose della zona, fermandosi ogni poche decine di metri a salutare i suoi ex pazienti: famiglie per le quali è stata la levatrice, una coppia di anziani che ha aiutato a riparare il tetto… Lei non è tipo da tirarsi indietro quando c’è da dare una mano, anche in senso letterale!

Funeka è volontaria di Operation Smile dal 2008. All’epoca aveva già oltre 30 anni di esperienza come infermiera, ma è con Operation Smile che ha avviato la sua carriera anche all’estero. Ha preso il passaporto ed è arrivata in missione fino in Ruanda, Madagascar e Malawi. Non era mai stata fuori dal Sudafrica prima: “Ho imparato tantissimo dai miei colleghi. E ho anche potuto insegnare a mia volta”, racconta.

Grazie alle indicazioni di ex pazienti e conoscenti Funeka riesce a rintracciare potenziali futuri pazienti. Arriva al villaggio, scova i bambini e si fa portare una sedia. Si presenta, parla con tutti e inizia le visite.

Questi bambini, che hanno problemi di sordità e non parlano, non soffrono di labiopalatoschisi. Questo non ferma Funeka, che fa qualche telefonata e prende per loro appuntamenti all’ospedale più vicino, scatta delle foto e se ne va solo dopo averli rassicurati che da ora in avanti qualcuno si occuperà di loro.

Poi è la volta della visita a Babalo, un bimbo di 3 anni precedentemente operato al labbro. È ora che sia operato anche al palato, perciò Funeka prende accordi con la famiglia perché sia portato alla prossima missione. “Sono sempre felice di incontrare Funeka – ci dice Pindeka, madre del piccolo – Lei è diversa da tutti. Ama davvero gli altri e si prende cura di tutti”.

È già buio quando Funeka arriva a casa, ma il suo telefono continua a squillare. Una mamma preoccupata ha sentito la sua intervista in radio della mattina e chiede il suo aiuto. Le parole di Funeka sono semplici e immediate “Tuo figlio starà bene”.

Entra finalmente in casa e le chiediamo cosa voglia dire il suo nome. Lei sorride: “Persona indispensabile”.