Quello il mio momento più forte, il mio lavoro aveva reso felice qualcuno

Maria Vittoria Materazzo, dentista, è volata a Lincang, in Cina, per partecipare alla sua prima missione con Operation Smile. Qui la sua toccante testimonianza che ci ha scaldato il cuore.


“Quando soffri, o ti chiudi in te stesso o ti apri al mondo, doni il tuo lavoro, il tuo amore”.

Maria Vittoria Materazzo, dentista, è di recente diventata una volontaria di Operation Smile. Lo scorso ottobre è volata a Lincang, in Cina, per partecipare alla sua prima missione. Al ritorno, ha voluto regalarci questa toccante testimonianza che ci ha scaldato il cuore.

Operation Smile è presente in Cina dal 1991, dove ha realizzato programmi medici in 79 città del Paese. In oltre 164 missioni i medici volontari hanno operato più di 22.700 pazienti.

“Io, sempre forte e decisa, ero tesissima per mia prima missione di Operation Smile; per fortuna Maila ed i colleghi Vincenzo e Sergio mi hanno aiutato a saltare nel vuoto…un meraviglioso salto.

Con Operation Smile sono riuscita ad aprirmi di nuovo alla vita. Una missione è un misto di allegria per il ritrovarsi tutti insieme, di gioia perché tuo figlio cambierà il suo viso e vita, di dolore perché i bimbi soffrono seppure aiutati dalle terapie.

Lo screening è stato una dura prova di resistenza: ho visitato moltissimi bambini in poche ore, sola dentista di tutta la missione. Sorridere loro, rassicurare i genitori, parlare con Crystal, la mia interprete ed assicurarsi che quelle mamme e quei papà avessero capito quanto fosse importante lavare i denti di quei cuccioli sfortunati. I loro sguardi erano un misto di ringraziamento, di timore. Erano tutti, moltissimi, in attesa, senza rumore, solo i pianti dei neonati perché stanchi di tante visite in sequenza.

E poi è arrivata lei… Zhang, 17 anni: “Non mangio bene, il cibo mi passa dalla bocca al naso. Mi puoi aiutare?” Parlava un dialetto cinese che la mia eccellente interprete ha stentato all’inizio a capire, forse era la sua emozione che non le permetteva di farsi comprendere. La sua nonna dietro, pronta a proteggerla. Lei non poteva essere operata, ed io le ho semplicemente sorriso. Sapevo che potevo intervenire quando il chirurgo non può più farlo, ho deciso con Diana, la logopedista della missione con un’esperienza di oltre 40 anni, di farle un otturatore.

Ho visto bambini guardarmi curiosi, ho visto sorridere i più grandicelli perché scherzavo con loro, io so che esiste una lingua internazionale: quella delle espressioni, degli sguardi. Più valida di tutte le altre con le parole.

I genitori mi affidavano i loro figli. Ecco, questo ho sentito in missione: fiducia, amore, sostegno nonostante tanta sfortuna. Io ero lì per loro, ma loro, colleghi, infermieri e genitori mi sostenevano. Un aiuto reciproco che Operation Smile ha saputo determinare tra persone distanti per cultura e patria.

Poi è arrivato il momento di organizzare il lavoro stabilito, ma qui in Cina a volte, nonostante gli sforzi di Operation Smile, alcuni materiali mancano. Anche questa volta è stato così: avevo bisogno di materiali che non c’erano.

Non ho mollato. Il bello di questa organizzazione è che tutti cercano di farti lavorare al meglio. Mi hanno aiutato a trovare una vicina clinica dentale a cui ho chiesto in prestito pinze, leve, filo ed altri materiali fondamentali per costruire l’otturatore. Per quei ragazzi che hanno un’apertura tra cavità orale e nasale questo apparecchio è l’unica soluzione sia funzionale sia estetica quando l’intervento chirurgico non è possibile. E così, nei tre giorni seguenti il mio lavoro si è svolto tra le sale operatorie al terzo piano e la “dental clinic” vicino l’ospedale e con la mia interprete e la mia “dentist observer” il mio salto nel vuoto è stato con il paracadute.

In sala operatoria, i momenti più emozionanti, ho capito perché ero venuta qui a Lincang.

All’apertura delle porte delle sale operatorie i genitori, in un misto di timore e di felicità, affidavano i propri figli urlanti e piangenti agli anestesisti che sorridevano loro. Le mamme, i familiari sapevano che avrebbero affrontato un intervento ma soprattutto che la loro vita sarebbe cambiata, i loro figli non erano più da nascondere ed avrebbero in seguito potuto sorridere. E poi il pianto che durava fino a quando l’anestesista non iniziava ad “addormentare” il neonato e il piccolo disperato. Poi il silenzio.

Bello vedere quei ragazzini e quelle bambine che da soli, con la propria manina in quella dell’anestesista, anche se impauriti, si sistemavano sul tavolo operatorio, si affidavano a noi tutti, mi guardavano ed io sorridevo loro. Finita la mia estrazione iniziava il lavoro grande del chirurgo.

Questi angeli, campioni come dico io, lavoravano chi nel silenzio e concentrazione assoluta, chi divertendosi, rispondendo alle mie domande, chi in allegria ascoltando la musica, tutti, bravissimi. Amavano quei bambini. Erano lì per loro. Chirurgie riuscite meravigliosamente bene. Sorrisi ripristinati per una vita non di abbandono, palati chiusi per una migliore funzione il tutto con armonia senza darsi arie, con amore: questo è Operation Smile. Difficile affrontare per questi piccolini il post operatorio, ma sono aiutati dalle coccole delle infermiere che li affidano una volta svegli, ai familiari.

Uno scatto: una mamma con in braccio il proprio figlio che si lamenta piangendo mi guarda in cerca di un sostegno, soffre per il dolore del proprio figlio, io le metto una mano sulla sua spalla, lei mi sorride e riesce finalmente a consolare il piccolino.

Il mio ruolo di dentista mi ha permesso grande movimento e perciò di osservare, di sentire forti emozioni, di interagire con tutti: infermieri, caposala, chirurghi, ingegnere biomedico, anestesisti. Io guardavo, vivevo e sentivo quello che il fotografo raccoglieva in una foto. Ho vissuto durante lo screening e poi nelle sale operatorie, felicità, dolore, delusione, paura, ma soprattutto amore grazie ad Operation Smile.

Grande è stata la mia voglia di lavorare per i loro sorrisi, dolce è stato scoprire la nonna di Zhang spiarmi durante il lavoro e vederla sorridere mi ha ripagato del mio stare lontano da casa.

Alla mia domanda su quanto fosse felice per la nipote, sorridendo ha aperto le braccia al massimo, così come fanno i nostri bimbi quando chiediamo loro: “Quanto vuoi bene alla tua mamma o al tuo papà?”. Quello il mio momento più forte, il mio lavoro aveva reso felice qualcuno, ma soprattutto Zhang sorrideva per la prima volta nella foto con me, fiera dei suoi nuovi incisivi. Continuava a guardarli allo specchio contenta come i bambini davanti ad un giocattolo desiderato a lungo.

Le ho ridato forza per avere, magari, il suo primo amore, coraggio nell’affrontare una vita “normale”; il tutto solo con il mio piccolo otturatore. Il mio momento più difficile è stato dover salutare tutti quei bambini. Tenero è stato piangere con una mamma per la sua felicità.  Sono ritornata da sola il giorno seguente per vedere come stessero, per dare loro un bacio da lontano. Sull’uscio una famiglia con il piccolino, sorridenti, grati mi abbracciano e mi concedono una foto. Loro non sapranno mai che sono io a ringraziarli.

Ciao Lincang.

Grazie, Operation Smile.”