Missione Mozambico: il medico volontario e l’importanza di esserci

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Dopo anni di tensioni politiche, finalmente Operation Smile è di nuovo in Mozambico. Cure, formazione e sostenibilità: ecco perché esserci è importante.


La prima volta di Operation Smile in Mozambico risale al 2014, quando nel Paese si tenne la prima missione internazionale a bordo della nave Cavour della Marina Militare Italiana.

In seguito però, a causa di una difficile situazione di tensione politica, le missioni sono state sospese per alcuni anni, fino al 2018, quando finalmente Operation Smile è potuta rientrare nel Paese.

Oggi, come per molti Paesi a medio e basso reddito in tutto il mondo, l’impegno di Operation Smile in Mozambico si muove su due livelli: quello delle cure e quello del training per gli operatori sanitari locali.

Il paziente è sempre al centro dell’attenzione: l’obiettivo principale è, e sempre sarà, quello di garantire le migliori cure possibili a chiunque sia nato con una malformazione al volto. Perché crediamo che una chirurgia sicura ed efficace debba essere un diritto, non un privilegio.

Ma ogni nostra missione ha anche un obiettivo più vasto, ovvero quello di un impatto diretto non solamente sul singolo paziente, ma sulla società intera della quale egli fa parte.

È per questo che conduciamo anche missioni di training nelle quali, attraverso lo scambio di conoscenze e competenze tra specialisti di ogni disciplina e di ogni parte del mondo, formiamo il personale sanitario locale dei Paesi in cui operiamo.

In questo modo offriamo loro la possibilità di un futuro sostenibile, un futuro nel quale saranno gli stessi medici e i volontari locali a portare ai propri pazienti le migliori cure possibili.

 

Il Dottor Francesco Bellia, esperto pediatra intensivista che da anni partecipa alle missioni mediche internazionali di Operation Smile, lo scorso agosto è volato a Nampula, in Mozambico, per una missione di dieci giorni. Queste sono le sue parole.

A volte mi chiedo per quale motivo io senta il bisogno di partire per una missione internazionale con Operation Smile.”

Il viaggio in aereo è spesso lungo. Giunto a destinazione, ti alzi presto la mattina, finisci di lavorare tardi la sera, non poche volte ti assumi delle responsabilità clinico-organizzative che speravi di non incrociare nel tuo percorso.

Poi però, ti accorgi che durante quelle settimane intense, lavori veramente in un “team” di professionisti, con i quali condividi le gioie e i problemi che inevitabilmente incontri durante la missione.

A Nampula, in Mozambico, hai quasi la sensazione che la vita per gli abitanti significhi sbarcare il lunario solo per un giorno. In questa cittadina dove la parola “futuro” sembra non esistere, ci sono i bambini affetti da malformazioni facciali, e non solo loro.

Ma anche molti adulti sono affetti da labbro leporino e palatoschisi. Molti di loro hanno vissuto tutta la vita da emarginati. Sono quelli che ancora adesso, durante le visite, non riescono a guardarti negli occhi, perché estremante timidi ed incapaci quasi di parlare. Cosicché dopo gli interventi di ricostruzione facciale, quando il loro volto è cambiato per sempre, il semplice grazie detto in lingue e dialetti diversi, dai pazienti stessi o dai loro genitori, ti fa realizzare che alla fine hai ottenuto più di quanto hai dato.”