Lo stupore di riuscire a fare così tanto

CONDIVIDI SU:

Oltre ad un’indiscussa professionalità, alle missioni internazionali porta anche quel suo sorriso affabile e un carattere che lo fa benvolere da tutti. Francesco Beltrani è un esperto infermiere strumentista che offre il suo tempo e la sua esperienza a Operation Smile ormai da diversi anni. Era infatti il 2015 quando ha partecipato alla sua prima missione come volontario.

Oggi l’Organizzazione può fare affidamento non solamente sulle sue abilità di infermiere, ma anche sulla sua profonda conoscenza delle dinamiche del tutto particolari delle missioni internazionali. Come ha rilevato lui stesso al ritorno dal suo ultimo viaggio “In Vietnam ti accolgono acqua, afa e un’aria umidissima alla quale ci si abitua piano piano”.

Aria condizionata, elettricità senza interruzioni, programmazione sul lungo periodo degli interventi: se tutto questo è scontato nel lavoro di routine di un ospedale italiano, in missione è tutto diverso. Le sfide possono arrivare all’improvviso e soltanto una meticolosa organizzazione e un personale esperto e allenato a certi contesti sono in grado di portare a casa la giornata al meglio.

Ogni volta mi stupisco di quanto si riesca a fare in queste situazioni e quanta energia sbocci da chiunque, nonostante il caldo che non ti lascia mai e le difficoltà di muoversi ed operare in spazi non familiari.

Quella di cui parla Beltrani è un’energia unica della quale moltissimi volontari parlano al ritorno, un’energia che stupisce e sconcerta loro stessi. Nasce dalla dedizione e dal desiderio di essere parte di una macchina che si muove per un obiettivo che va al di là dell’interesse individuale. È il desiderio di dare il meglio per un bene collettivo, che è quello dei pazienti, ma anche quello del Paese dove si interviene. E poi c’è il piacere ineguagliabile di essere parte di un ingranaggio che è efficiente ed incredibilmente umano allo stesso tempo.

Sono in Vietnam. Non è la mia prima missione qui. L’arrivo in albergo è come sempre caloroso, amici incontrati tante volte mi salutano al modo della loro cultura: strette di mano poderose ed abbracci leggeri.

È possibile sentirsi a casa pur a migliaia di chilometri di distanza dalla vita di tutti i giorni.

A poche ore dall’atterraggio si parte alla volta dell’ospedale. Il personale locale, curioso ed orgoglioso del proprio lavoro, ci accompagna alla scoperta della struttura, che sarà per una settimana la nostra nuova casa. Qui sistemo le ‘mie cose’. È tutto pronto per operare.

Al centro di questo ingranaggio che richiede mesi e mesi di preparazione, la creazione di un team di volontari esperti, la spedizione di materiali e medicine da Paesi lontani e molto altro, ci sono sempre i pazienti. L’incontro con loro richiede un’attenzione speciale.

È così ogni volta: l’atmosfera diventa tesa quando scorgo timore ed incredulità negli occhi del primo piccolo paziente. È sempre così prima di rompere il ghiaccio, un impatto fortissimo. Poi arriva la fine della giornata. Quest’anno in Vietnam il primo giorno abbiamo portato il sorriso sui volti di 28 piccoli pazienti. Poi, dopo quattro giorni, ho lasciato la missione con alle spalle 96 nuovi sorrisi e promesse di ritorno. Perché tanti ancora aspettano.

È uno dei momenti più difficili per tutti i volontari: affrontare la consapevolezza che non si possono operare tutti in una sola missione. Che alcuni bambini sono troppo deboli o malati per l’intervento, che non c’è abbastanza tempo e bisogna dare priorità ai casi più urgenti. È un momento duro, ma in grado di dare motivazione ai volontari e speranza ai pazienti. Perché tornare è importante. Ed è per questo che torniamo sempre.

La missione è finita. Mi resta il pomeriggio per cercare bellezza in una delle più affascinanti capitali indocinesi e con piacere mi perdo nelle stradine affollate di Hanoi. Torno a casa soddisfatto come ogni volta e pronto per la prossima missione. Lascio saluti agli amici di Operation Smile Vietnam e la promessa di tornare a lavorare insieme presto.