Il nostro lavoro è sempre una missione

Le nostre volontarie dall’impegno con Operation Smile a quello per combattere il Coronavirus.


“Ho la sensazione di essere stata travolta da un’onda troppo forte di attività, di informazioni da acquisire, malati da trattare, parenti da chiamare, dolore da assorbire. Ed un mese è scivolato via tra le dita. Mi ricordo solo la fatica e la tensione, quella che ti rende la schiena dura come il sasso e indolenzita.”

La Dottoressa Maura Albicini, anestesista, descrive così il primo mese di emergenza Covid-19 al Presidio Ospedaliero San Paolo della ASST Santi Paolo e Carlo di Milano.

È qui che prima svolgeva la sua funzione di anestesista pediatrica alla Smile House. È qui che oggi, assieme a molti colleghi, è in prima linea per combattere il Coronavirus.

Come lei sono molti i volontari e i medici della Fondazione Operation Smile Italia Onlus che oggi si trovano a dare il loro contributo per un’emergenza imprevedibile e drammatica come quella attuale.
Ce ne parla anche Alessia Frani, infermiera della Smile House di Roma: “Adesso è cambiato tutto. C’è un affiatamento particolare tra noi colleghi. Un affiatamento che nasce dalla frase «Andrà tutto bene». È un tipo di collaborazione che il personale medico a noi vicino ci racconta spesso al rientro dalle missioni mediche internazionali e che oggi riesce a dare uno slancio in più, un po’ di forza in più, nello stress dei massacranti turni attuali in ospedale.

“Ma non siamo eroi. Siamo quelli di sempre, persone che hanno messo al centro della propria vita l’aiuto per gli altri”. Le parole di Alessia sono condivise anche dalla Dottoressa Francesca Ciano, anestesista al Policlinico Gemelli di Roma: “Facciamo il nostro lavoro come sempre, solo che ora se ne parla di più”.

Che cosa possono fare gli altri per aiutarvi in questo momento così difficile?

“Permetterci di lavorare al meglio, rispettare le regole e rimanere in casa”. Le tre donne che abbiamo intervistato rispondono all’unisono. Di fronte ad una situazione mai sperimentata prima, le emozioni sono tantissime: una forte pressione, il coraggio, a volte la paura.

Lo racconta Maura: “Prima di questa terribile emergenza mi occupavo di anestesia pediatrica per la Smile House di Milano. La mia vita scorreva piena di “sorrisi” e soddisfazioni trattando i miei bambini con malformazioni cranio-facciali. Tutto semplice, fino ad un terribile ultimo venerdì di cui mi ricordo ogni istante e che continuo a rivivere… l’ultimo giorno della mia vita di prima.”

Ora il lavoro continua ad essere una “missione”, come sempre. Ma le emozioni sono completamente diverse, di un’umanità forte e dolorosa, proprio come racconta Alessia: “Ho molta paura. La paura ti mette in allerta, la devi controllare anche se con grande difficoltà. Si ha paura di essere asintomatici di poter contagiare le persone vicine e care”.

Un messaggio importante: “non dimentichiamo tutte le altre emergenze”.

È così nelle parole di Alessia: “L’emergenza Covid-19 ha portato alla luce altre emergenze, soprattutto per le persone più deboli, per gli anziani, per i disabili. Ha messo in evidenza che una parte della società si trova in seria difficoltà.”

Ma è così anche nelle parole delle sue colleghe, come Francesca, che dice “Non dobbiamo dimenticarci delle emergenze che ci sono e che stanno passando in secondo piano”, o come Maura, per la quale “L’emergenza che noi ora viviamo è la quotidianità di molti popoli. Di questo dovremo ricordarci a emergenza finita. Ricordiamoci quanto una sanità efficiente come si è dimostrata la nostra – anche nell’emergenza – può cambiare le sorti di tante persone”.

Noi siamo con Alessia, con Maura, con Francesca, con tutti gli altri operatori sanitari che da sempre ci sono vicini per portare aiuto a chiunque ne abbia bisogno, ovunque nel mondo. Solo uniti potremo far fronte a questa crisi, solo uniti potremo continuare, come abbiamo sempre fatto negli anni, a curare le persone, a rendere il mondo un posto migliore.