Che cosa si prova quando si parte in missione? La parola ai nostri volontari

Dalle emozioni raccontate da tutti a quelle più personali, alcuni dei nostri volontari ci raccontano cosa si prova durante una missione medica.


Prendere un aereo e partire alla volta di un Paese sconosciuto è un’esperienza che porta sempre con sé tante emozioni. C’è l’eccitazione per la nuova avventura, la tensione per il lungo viaggio, la curiosità per il luogo che si andrà a raggiungere…

Quando a partire sono dei volontari medici che stanno per incontrare i pazienti, piccoli e grandi, delle missioni mediche di Operation Smile, queste emozioni si scontrano con qualcosa di ancora più grande: la consapevolezza di poter davvero aiutare qualcuno, di fare qualcosa di concreto, di eccezionale, che cambierà del tutto la vita di un’altra persona.

Incontrare i medici volontari al ritorno dalle missioni è sempre un’esperienza meravigliosa, capace di illuminarci sui sentimenti comuni a tutti, ma anche su quelli del tutto personali, individuali di ciascuno.

La Dottoressa Nicole Almenrader, anestesista, è appena tornata da una missione medica in Malawi, mentre Dottor Giuseppe Lupi e il Dottor Andrea Polito, anestesisti anche loro, sono stati in Guatemala. Ci parlano separatamente, eppure le parole che usano e le emozioni che descrivono sono simili.

“La riuscita di lavorare in team con tante persone con una lingua, una cultura, una formazione professionale diversa è una sensazione meravigliosa che porto a casa dopo ogni missione”, dice Nicole.

Da lontano, le fa eco Giuseppe: “Incontrare volontari che arrivano da tutte le parti del mondo e lavorare con loro come un team di grande professionalità è qualcosa di unico. Al termine della missione, vedere il risultato degli sforzi fatti ti ripaga di tutte le fatiche.”

Ma anche Andrea racconta la stessa cosa: “Cosa porto a casa da una missione? Altri punti di vista, altri sorrisi”.

Esperienze forti come quella di una missione internazionale sanno unire in pochissimi giorni professionisti che non si erano mai incontrati prima, ma che lavorando per uno scopo importante come quello di curare chi ne ha più bisogno, trovano un affiatamento che altrove sembrerebbe impensabile.

E poi c’è l’orgoglio di sapere di aver davvero contribuito a cambiare il destino di un altro essere umano.

Racconta Andrea: “Il motivo per cui ho scelto di donare la mia professionalità ad Operation Smile è che fa tanto bene…a me. È un bagno purificatore di cui sento regolarmente il bisogno. L’effetto benefico, al di là dell’intesa con il resto è del team, è anche quello di ricordarsi quanto siamo fortunati a essere nati da questa parte del mondo e quanto non dobbiamo mai dimenticare che i bambini vanno messi davanti a tutto, è per il loro futuro che ci impegniamo tanto”.

Stare dalla parte degli altri, dei più deboli, è quanto ricorda anche Nicole: “Mi piace aiutare lì dove ne hanno veramente tanto bisogno. Più che un sorriso, alla fine vedo la gratitudine negli occhi di quelle madri e di quei bambini”.

Giuseppe, che ha già partecipato a 16 missioni nell’arco di 11 anni, non ha paura di usare la parola che molti spesso, da questa parte del mondo, temono di più: felicità. “Ogni volta che parto per una missione internazionale mi sento felice, eccitato ed orgoglioso di poter aiutare bambini che non avrebbero altre opportunità per essere curati come meritano”.

E continua ricordando anche come passare un po’ di tempo lontani dalla vita di tutti i giorni ci permetta di apprezzarla e capirla di più: “Sono grato alla mia famiglia che comprende e condivide la mia scelta di partire”.

Lasciamo la conclusione ad una bellissima immagine di Andrea, che nello sguardo delle mamme del Guatemala ha visto lo sguardo di tutte le mamme del mondo.

“Quando mi chiedono quale sia il sorriso che, negli anni da volontario, mi ha colpito di più, la mia risposta è sempre la stessa. Non è il sorriso di una persona sola, ma quello che ho visto sempre sul volto di tutte le mamme sulla soglia della sala operatoria. Un sorriso grande, generoso e splendido, sfoggiato per accompagnare i loro bambini all’intervento. Un sorriso che sapeva nascondere il dolore per donare tranquillità ai figli, come solo le mamme sanno fare”.