L’adozione di Hershey, dalle Filippine in Italia con Operation Smile

Quando il sogno di una famiglia sembra spezzato, due genitori decidono di affrontare le gioie e i dolori di un’adozione internazionale. Questa è la loro storia.


“Quando alla nostra circoscrizione ci hanno chiesto se quello che volevamo adottare fosse un cane abbiamo capito che il percorso sarebbe stato in salita”.

Caterina e Pasquale volevano una famiglia numerosa, “Tre figli nostri e uno in adozione, erano anni che lo dicevamo”. Ma la vita è imprevedibile e quando i figli non sono arrivati hanno deciso di iniziare le pratiche per l’adozione. Era il 2013.

Gli anni successivi sono stati estenuanti. Visite mediche, analisi, incontri individuali e di coppia con gli psicologi, burocrazia e appuntamenti in tribunale. Niente più privacy con il resto della famiglia, gli amici, i colleghi…

“Tutto è stato complicato: dal chiedere i permessi a lavoro per i continui incontri, fino al dover prendere le decisioni più sensibili, come quella di procedere all’adozione internazionale e all’apertura verso bambini con ‘special needs’, ovvero problemi fisici, quali la labiopalatoschisi, o psicologici”, racconta Pasquale.

Continua Caterina: “Ci hanno dato una lista di patologie e chiesto di spuntare quelle che ci sentivamo di accettare. Il primo impatto è stato brutale, oltretutto alcune malattie neanche le conoscevamo e tra le voci c’erano anche violenze o stupri. Sapere dell’esistenza della lista è una cosa, trovarti a compilarla è un’altra”.

Cinque anni dopo l’inizio delle pratiche, anni fatti di stanchezza, entusiasmi e momenti di scoraggiamento, a riparare tutte le fatiche è arrivata Hershey, una bellissima bambina filippina di 5 anni, magra e fragile e con un sorriso e una potenza contagiosi. “Probabilmente lei era già nel nostro destino – dice Pasquale. Perché, ad esempio, è nata esattamente nei giorni in cui noi abbiamo iniziato questo percorso, a febbraio 2013. A fine 2018 siamo volati nelle Filippine. Alle 9 del mattino eravamo all’istituto. Lì, ci hanno fatto visitare l’orfanotrofio, ci hanno mostrato alcune altre cose, finché alle 12.30 ero impaziente, non resistevo più e ho detto ‘Va bene, adesso ce la fate vedere la bambina?’ E poi è arrivato il regalo più bello della nostra vita”.

Foto scattata prima dell’emergenza Covid-19.
Il primo incontro.

La dettagliata relazione di accompagnamento della piccola Hershey enumerava una serie di possibili problemi, tutti da verificare successivamente tramite nuovi test e analisi da tenersi in Italia.

È stato proprio dalla relazione che i neogenitori hanno scoperto la palatoschisi con cui era nata Hershey e l’intervento chirurgico ad opera dei volontari di Operation Smile durante una missione nelle Filippine.

Hershey era stata infatti operata al palato il 2 febbraio 2017, all’età di 3 anni e mezzo, al Tanay General Hospital.

Le cure sono riprese in seguito all’arrivo in Italia, quando la piccola ha iniziato ad accusare un certo mal di denti e Caterina e Pasquale hanno deciso di rivolgersi alla Fondazione Operation Smile Italia Onlus, su consiglio di medici e conoscenti già in contatto con la Fondazione.

Un mese dopo aver iniziato la nuova fase della sua vita, Hershey è approdata al Centro Smile House di Roma. Nelle parole di Pasquale: “Un’oasi felice”.

“I medici e i volontari l’hanno coccolata e abbracciata, le hanno parlato in inglese per farla sentire a suo agio, hanno dismesso il camice per non intimidirla. E la piccola si è abbandonata serenamente alle loro cure.”

Foto scattata prima dell’emergenza Covid-19.
Caterina, Hershey e Pasquale con la Dott.ssa Rosetta Cammarella, logopedista, alla Smile House di Roma. Foto: Margherita Mirabella.

Arrivata alla Smile House di Roma per una visita ai denti, Hershey è stata subito inserita nel percorso di cure offerto dalla struttura che include visite con tutti gli specialistici necessari in relazione alla patologia del paziente tra cui l’otorinolaringoiatra, il logopedista e lo psicologo.

“Abbiamo deciso di condividere con voi e con i vostri lettori la nostra esperienza perché ci avete accolto in modo fantastico – raccontano Pasquale e Caterina. In Italia si tende sempre a parlare di quello che non va nella sanità, ma questo non è quello che abbiamo vissuto noi. Altri dubitano sempre di Onlus e Fondazioni, credono che se si fa una donazione i soldi finiscano chissà a chi.

“Noi abbiamo conosciuto Operation Smile attraverso il percorso di adozione di nostra figlia e abbiamo sperimentato in maniera tangibile l’accoglienza, l’amore, la professionalità che qui tutti, indistintamente, mettono in quello che fanno. Vogliamo usare la nostra credibilità come famiglia per parlare di voi e della profonda umanità con la quale ci avete accolti.

“Ci ha colpito molto vedere i dottori che la sera hanno finito di operare tardissimo e poi sono saliti a salutare i pazienti uno ad uno. E la mattina dopo, prestissimo, erano di nuovo tutti lì.

Ci sentiamo fortunati ad essere assistiti in toto dalla Fondazione Operation Smile Italia Onlus. All’inizio dovevamo rivolgerci alla ASL, fare il giro di tutti gli ospedali. Venivamo sbattuti da una parte all’altra. Alla Smile House abbiamo trovato un’equipe di specialisti competenti per ciascuna delle problematiche di nostra figlia. Adesso ci sentiamo tranquilli.”