“Una storia d’amore, di adozione e di labiopalatoschisi”

L’adozione di un bimbo con la palatoschisi fa paura. Ma la fiaba di mamma Alessandra ci racconta che in tutte le favole la paura si combatte. E si vince.


“Ho scritto un libro, Il Piccolo Panda, per raccontare la storia di nostro figlio Y.”

“È una storia d’amore, di adozione e di labiopalatoschisi” racconta Alessandra, mamma di Y., piccolo paziente della Smile House di Milano.

E fin dall’inizio la storia parla di una tenerezza, di un amore, di una dolcezza incalzate da difficoltà che sembrano insormontabili.

“C’era una volta un piccolo cucciolo di Panda, dolce e tenero. Viveva con la sua Mamma Scimmietta ed il Papà Orso Buono nella Tana delle Coccole, dopo aver passato parecchio tempo nella lontana Casa dei Cuccioli Soli… Il Piccolo Panda era nato con una bocca particolare ed un problema chiamato palatoschisi per cui faticava un po’ a parlare… le sue paroline suonavano proprio poco chiare! Provava una grande paura di non essere capito e si vergognava di quel suo modo diverso di esprimersi… quanta rabbia sentiva crescere in sé!”

Ma la vita non è una favola, e quando mamma Alessandra ci incontra per raccontarci la sua storia, la magia della narrazione per bambini lascia spazio ad un tono serio.

“La disponibilità all’adozione è un processo che richiede un dialogo continuo con sé stessi e profonde fasi di maturazione. Inizialmente io e mio marito non ci sentivamo di dare disponibilità per bambini con disabilità, ma poi ci siamo trovati davanti ad una lista d’attesa che poteva durare anche sei anni.”

“Abbiamo iniziato a interrogarci sulla reale nostra capacità di accogliere un figlio con qualche difficoltà, un bambino con disabilità reversibili. Avevamo le risorse adeguate?”

“Abbiamo cercato il confronto con altre coppie adottive e ci siamo informati sulle principali patologie riscontrabili nei bambini asiatici. Tra queste c’era la labiopalatoschisi.”

“È stato a questo punto che abbiamo avuto la fortuna di incontrare sul nostro cammino la Dottoressa Meazzini della Smile House di Milano che, disponibilissima, ci ha invitati al Centro in uno degli affollatissimi ambulatori del giovedì mattina, dedicati alla visita dei piccoli pazienti.

La dottoressa ci ha dedicato un lungo colloquio privato, presentandoci poi alcune famiglie presenti in modo da aiutarci a comprendere le difficoltà delle persone con labiopalatoschisi e l’impatto che ha questa patologia sulla vita quotidiana.

Di fronte alle nostre domande e paure, ricordiamo ancora la frase della dottoressa che ci ha permesso di buttare il cuore oltre l’ostacolo e di sentirci capaci.

“Siete disposti a prendervi cura delle ferite dell’anima e ora siete qui a preoccuparvi per una palatoschisi?”

“Y., 12 anni, nato con una labiopalatoschisi bilaterale, oggi è nostro figlio. Aveva cinque anni quando siamo andati a prenderlo.

L’incontro è avvenuto alla presenza di funzionari pubblici.  Lo abbiamo sentito arrivare tra urla e scalpitii, poi ci siamo seduti per terra, alla sua altezza, consapevoli di quanto il nostro aspetto potesse sembrare insolito ad un bambino asiatico.

In Italia avevo frequentato un corso di cinese e ho cercato di tranquillizzarlo sussurrandogli che andava tutto bene e quanto lo vedessi bellissimo. Non so quantificare la durata di quel primo incontro, è viva però in me l’immagine di noi tre che, per mano, percorriamo il lungo corridoio verso l’uscita.

Dalle cartelle cliniche, sembra che Y. abbia affrontato ben tre interventi in Cina, due per il labbro ed uno per la chiusura del palato. In Italia è seguito presso la Smile House di Milano, dove è stato sottoposto ad altri due interventi, che, a causa dell’esperienza passata, ha vissuto con un notevole nervosismo, placato solo grazie al prezioso aiuto delle psicologhe dell’equipe.

Per tranquillizzare il bambino è stata molto importante la creazione di una sorta di rituale passaggio tra famiglia e anestesista all’ingresso in sala operatoria, permettendogli di portare con sé il peluche preferito e di trovare i genitori al risveglio.

I nostri medici del cuore? In primis la Dottoressa Rezzonico, responsabile della logopedia, con la Logopedista Todaro: sono state un faro nei momenti di sconforto, autentiche nella loro dolcezza, importante anello di comunicazione con l’equipe multidisciplinare della Smile House. E poi c’è il nostro chirurgo, il Dottor Autelitano a cui continuiamo a guardare con infinita fiducia. Per quanto riguarda la Dottoressa Meazzini, è professionista di grandissima umanità capace di accogliere le fatiche dei piccoli pazienti e delle loro famiglie, sostenendole anche nelle decisioni più difficili.

Oggi Y. ha imparato a fidarsi degli altri, anche se dobbiamo sempre lavorare sull’autostima. Nei contesti nuovi teme di non essere compreso ma, con i rinforzi positivi, oggi prova ad esprimersi liberamente. Ricerca sempre la compagnia degli amici ed è in costante movimento. È un catalizzatore di bontà.”

Alessandra, mamma di Y.