Speranza e guarigione: la missione medica in Mozambico

Lo scorso agosto l’Hospital Central De Nampula – il maggiore ospedale del nord del Mozambico – ha concesso ad Operation Smile l’uso di diversi spazi per offrire ai propri pazienti interventi chirurgici sicuri e il necessario ricovero post-operatorio.

È stato grazie a questa proficua collaborazione che abbiamo potuto portare in missione medica a Nampula un vasto numero di professionisti della salute.

Volontari medici e non medici, tra cui studenti, specialisti dell’infanzia, chirurghi, pediatri, logopedisti, infermieri e anestesisti hanno contribuito al successo dell’intera missione, contribuendo a cambiare per sempre la vita di molti pazienti.

Tra i volontari c’era Carlos Mahalambe, coordinatore dei pazienti e volontario dal 2013, da quando ha visto in strada un poster di Operation Smile e ha deciso di mettersi in gioco in prima persona.

Aveva già visto gente affetta da labioschisi, ma non sapeva che fosse una malformazione curabile. Quando l’ha scoperto ha deciso: doveva partecipare anche lui ad una missione medica. Sei anni dopo Carlos è ancora un volontario assiduo. 89 dei pazienti arrivati alla missione di agosto sono stati portati lì proprio da lui, che nelle settimane successive ha portato avanti una campagna di sensibilizzazione.

“Sono felice – dice – perché faccio qualcosa per cambiare la vita dei pazienti e questo mi riempie di orgoglio. Li vedo finalmente entrare a far parte della loro comunità, diventare uguali agli altri. Questo mi fa felice”.

Nampula, missione medica 2019. Carlos, a sinistra, con altri volontari.

Papà Amisse e la piccola Nelsa, di 6 anni, si sono recati a Nampula su consiglio del loro capo villaggio. Lui sapeva che esisteva una cura per il labbro leporino della bambina e li ha spinti a partire.

Pur conoscendo la labioschisi, prima di arrivare alla missione Amisse non aveva mai visto così tanta gente come sua figlia e così tante famiglie come la sua. “Ho capito di non essere solo”, ci ha detto.

Abdul, di 9 anni, è arrivato alla missione assieme a sua nonna Luisa e sua madre Natalia, anche lei affetta da labiopalatoschisi.

È nonna Luisa a raccontarci la loro storia, una storia fatta di emarginazione e superstizione. Secondo alcune credenze popolari del suo villaggio, infatti, malformazioni al volto come quella di sua figlia e suo nipote, sarebbero segnali negativi.

A causa di queste superstizioni Luisa ha subito gravi maltrattamenti da parte di tutta la sua comunità fin dal momento della nascita di sua figlia Natalia.

“I miei genitori volevano seppellire viva mia figlia perché credevano che portasse sfortuna e mio marito mi ha lasciata dicendo di non voler mai più aver niente a che fare con me”, racconta.

Gli abusi sono continuati negli anni e sono persino peggiorati quando è nato Abdul, il figlio di Natalia.

Ma Luisa non è una donna che si arrende e finalmente ad agosto 2019 è arrivata a Nampula per far curare sua figlia e suo nipote. “Il team di Operation Smile non si è preso cura solo di loro – dice – ma anche di me. Grazie a tutti!”.

Abdul gioca con un’altra paziente prima dell’intervento

Quando è nato il piccolo Rassul, sua madre Eriana non ha potuto trattenere le lacrime nel vedere la spaccatura sul suo labbro.

“Non riuscivo a capire perché fosse capitato proprio a me e al mio bambino. Continuavo a pensare che solo Dio sapeva il perché”, ha detto Eriana.

Lo stupore e il dolore, però, non hanno preso il sopravvento, e Eriana ha subito deciso che avrebbe fatto di tutto per dare a suo figlio le cure di cui aveva bisogno. Quando ha saputo della missione medica di Operation Smile non ha esitato un attimo e si è messa in viaggio.

Rassul, tre anni, è stato finalmente operato. “Apprezzo tantissimo il modo in cui tutti si sono presi cura di me e del mio bimbo”, ci ha detto.

Rassul gioca con una volontaria prima dell’intervento

 

Ph credits Zeke du Plessis