La storia di Samuel

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“Sei anni fa durante l’ecografia morfologica ci dissero: “E’ un maschietto, però c’è un problema: vediamo un taglio sul labbro”. Il papà svenne e a me crollò il mondo addosso.

Seguirono giorni febbrili, con Google aperto 24 ore su 24 per documentarmi su una realtà nuova, che non conoscevo: la labiopalatoschisi. Un collega di mio marito aveva avuto un figlio con questa patologia ed io ne avevo sentito parlare, mi sembrava una cosa lontana. Eppure adesso toccava proprio noi.

Contattai la Smile House di Milano e presto mi fu dato un appuntamento per un colloquio prenatale con la dottoressa Giovanna Garattini, Specialista in Odontostomatologia e Ortognatodonzia. In quel reparto, che oggi chiamo casa, la prima volta mi sentii fuori posto, non realizzavo cosa ci facessi, cosa sarebbe seguito. La professoressa mi spiegò tutto, passo dopo passo e concluse con una battuta: “Il suo problema non è la labiopalatoschisi, quella la risolveremo perfettamente, ma il fatto che è un maschio e sarà tremendo e vivacissimo!”.
Mi strappò il primo sorriso dopo giorni.
Avevo scelto la Smile House di Milano come Centro di Cura di riferimento, non brancolavo più proprio nel buio, ma proseguii la gravidanza tra molti bassi e pochi alti, sono sincera.

Poi Samuel nacque: venne al mondo già con i suoi occhi enormi, spalancati sul futuro… sembravano gli occhi dal giocatore Schillaci ai mondiali. Fu amore, fu paura che si trasformava in gioia, fu tutto quello che desideravo. Solo qualche secondo dopo gli occhi scesero sulla schisi al labbro, che non era certo piccola, ma ricordai immediatamente le parole della professoressa della Smile House: “Che sia un millimetro o che siano 10, si chiude!”.

Iniziarono i controlli in Smile House, la placchetta da mettere.
Ricordo i mesi prima dell’intervento e i commenti inopportuni della gente. “Povero bambino” mi sono sentita dire “come lo hanno ridotto”.
Invece mi è rimasto impresso un ragazzino che disse “Che figo!”, come se quel taglietto fosse un qualcosa di speciale.
A circa sei mesi lo operò il chirurgo Dottor Luca Autelitano. E lo ha fatto così bene, che oggi dico che Samuel è 50% mamma e papà e 50% dottor Luca!
Nei giorni del ricovero ho provato tutti i sentimenti del mondo: paura, stanchezza, gioia. Quel labbro chiuso era anche la chiusura di un cerchio, lo avevo partorito di nuovo.

Samuel è stato sottoposto a due interventi chirurgici: il primo è servito a chiudere il labbro e il palato molle mentre il secondo ha chiuso il palato duro e la gengiva. A due anni ha concluso i suoi interventi. Ha affrontato ogni nuova avventura, a partire dall’asilo, in modo perfetto; anzi da subito è stato un piccolo leader per i compagni.
Oggi ha cinque splendidi anni passati a sorridere. Non saprei dire come percepisca quello che ha vissuto. Noi gli abbiamo sempre raccontato tutto e quindi sa che è nato con una piccola parte disgiunta. Anche perché stiamo proseguendo l’iter multidisciplinare di cure, con ortodonzia e logopedia.

Una cosa è certa: non sembra segnato in modo negativo da questa esperienza. E’ un bambino sereno e vivace come devono essere a questa età. Quelli stanchi siamo noi genitori che, con questa piccola forza della natura, non ci riposiamo di certo!

Oggi posso dire che aveva ragione la professoressa Garattini: il vero guaio è stato aver avuto un figlio maschio terremotino, non la labiopalatoshisi!
Ma, scherzi a parte, possiamo ironizzare su questo solo perché abbiamo avuto la fortuna di seguire un percorso sicuro con dei professionisti seri a cui dobbiamo centinaia di sorrisi!”

Alessia Pasquali
Mamma di Samuel