In Malawi per un futuro sostenibile

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In Malawi, così come in altri Paesi a medio e basso reddito, l’impegno di Operation Smile va oltre quello di condurre missioni mediche internazionali per operare pazienti nati con malformazioni la volto. L’obiettivo ultimo è infatti quello di garantire al Paese un futuro sostenibile, nel quale gli stessi medici locali siano in grado di provvedere alla cura dei propri concittadini.

Il dottor Tilinde Chokotho, chirurgo malawiano, è da molti anni un volontario di Operation Smile ed è tra i più grandi sostenitori dell’importanza che il suo Paese raggiunga un certo livello di autonomia. Per questo motivo è molto contento di trovare sempre più malawiani durante le missioni.“È molto importante e significativo che ci sia una presenza via via maggiore di volontari autoctoni ad ogni missione. Vuol dire che in futuro potremo essere autosufficienti. Magari avremo ancora alcuni volontari internazionali a darci una mano, ma per lo più si tratterà di malawiani che curano altri malawiani.”

Operation Smile in Malawi è riuscita negli anni a creare una solida base dalla quale partire per raggiungere l’obiettivo e oggi, ad ogni missione, il 50% dei volontari è locale. Tra loro, l’infermiere Seleman Badrlie, volontario dal 2016 ma già alla sua undicesima missione: “Il mio contributo e la mia dedizione al team sono faticosi, ma senza dubbio importanti. Sono pronto a dare ad Operation Smile qualunque cosa possa servire a portare nel mondo un sorriso in più.”

Come altri, anche Seleman crede molto nell’importanza di missioni condotte da personale locale, sebbene riconosca anche il valore incommensurabile di lavorare a contatto con colleghi di tutto il mondo: “È utilissimo e da loro imparo sempre molto”.

Anche la professionista psicosociale Cathy Nchamba è malawiana e da qualche anno si occupa di assistere i pazienti e le loro famiglie durante la permanenza in ospedale, un’esperienza che può essere molto stressante e difficile da affrontare, e non solo per chi viene sopposto all’intervento.

Cathy Nchamba, professionista psicosociale del Malawi, e Stefan Rawlins, chirurgo sudafricano, con Flynees, paziente di 79 anni, poco prima dell’intervento – Foto: Zute Lightfoot

Lei stessa crede moltissimo nel valore di formare i professionisti locali perché possano prendersi cura ed assistere i loro concittadini. “Molti credono che avremo per sempre bisogno di qualcuno che venga da fuori ad aiutarci, ma io credo nelle potenzialità di noi malawiani”, dice. Anche per questo lei stessa si fa portavoce della missione di Operation Smile nel Paese e si impegna assiduamente per promuovere la partecipazione dei suoi concittadini, anche durante le campagne di sensibilizzazione che anticipano ciascuna missione.

L’obiettivo di riuscire ad operare tutti i casi di schisi che, pur presenti nel Paese, non sono ancora stati trattati, è centrale in Malawi e si accompagna alla necessità di formare specialisti in grado di affrontare anche altri tipi di problemi. “Non ci limiteremo a ricucire le schisi – dice il dottor Tilinde – ma lavoreremo per accrescere le capacità mediche dello staff locale anche in termini di numero di infermieri, anestesisti, specialisti del linguaggio ecc.

In alto a sinistra, Paul Phiri, anestesista malawiano; al centro Godfret Phiri, malawiano; a destra il chirurgo keniano Mark Solomon. In basso a sinistra la coordinatrice australiana Courtney Allen, a destra la specialista dell’infanzia Nicole Zina, britannica. Tra loro un piccolo paziente poco prima dell’intervento durante la missione di Blantyre, in Malawi, nel 2018 – Foto: Jasmin Shah