Convivere per 17 anni con una malformazione al volto

Nata in Ghana con il labbro leporino, Faustina ha dovuto convivere con la malformazione per 17 anni fatti di stigma e solitudine. Oggi, dopo l’intervento, ha molti amici e molte idee per il futuro.


“A causa del mio aspetto non posso andare da nessuna parte. Non posso andare a scuola, passo le giornate in casa e aiuto mia madre. Ho la mia famiglia, i miei fratelli, i miei genitori, ma non ho amici e sono triste”.

Le prime parole di Faustina, 17enne ghanese nata con una malformazione al volto, stringono il cuore a tutti i volontari di Operation Smile.

Arriva alla missione di Koforidua nel 2017 assieme a suo padre, in una delle rare occasioni in cui finalmente si trova in pubblico, anziché nella sicurezza dell’ambiente domestico a cui è ormai abituata.

Da quando è nata, infatti, i suoi genitori hanno deciso che c’era un solo modo per proteggerla dalle derisioni e dalle cattiverie altrui: farla restare in casa, lontana da sguardi malvagi.

A differenza dei suoi cinque fratelli minori, Faustina non viene neanche mandata a scuola, sempre per paura che diventi oggetto di bullismo o violenza. Ma pur rigida e severa, questa protezione non riesce a tenerla completamente al di fuori dallo stigma che la sua malformazione al volto le causa: Faustina sa di essere vittima di occhiatacce ogni volta che si avventura, per pochissimo, fuori casa, magari per andare in chiesa con la famiglia.

“Mia figlia ha vissuto 17 anni con questa malformazione. È diventata grande, ma non ho potuto mandarla a scuola. Ogni volta che la guardavo mi veniva da piangere, ero preoccupato”.

La labioschisi di Faustina ha inevitabilmente avuto una ripercussione anche sulla vita dei suoi familiari, a partire dal papà Mohammed. È proprio lui a raccontare di quanto si sia sempre sentito impotente nel suo non riuscire ad aiutare la figlia.

Sebbene avesse saputo alla nascita che sua figlia poteva essere operata, non poteva permettersi di pagare l’intervento. Un duro colpo.

Ma il vero trauma fu il ritorno a casa con la piccola: molti amici si allontanarono, convinti che la malformazione fosse contagiosa (cosa impossibile, poiché la labioschisi è una condizione congenita).

Dodici anni dopo Mohammed viene a conoscenza di una missione medica di Operation Smile ad Accra, capitale del Paese, ma è troppo tardi: la missione si è appena conclusa. In seguito, nel 2014, una missione medica di un’altra organizzazione arriva in una città vicina, ma di nuovo le speranze del padre e della ragazza sono destinate a restare disattese: la missione è già al completo e non ci sono posti per altri pazienti.

Tutto cambia nel novembre 2017, quando Operation Smile arriva in missione a Koforidua e Mohammed riesce a mettersi in contatto con i volontari locali per chiedere aiuto per sua figlia, ormai 17enne.

Ad accoglierla, assieme agli altri numerosi volontari, il chirurgo Dott. Opoku Ampomah, la cui calma paterna conquista subito la fiducia della ragazza.
Parlandole nella lingua locale, il Twi, il chirurgo le spiega l’intervento e l’accompagna in sala operatoria tenendola per mano.

“Faustina è l’esempio perfetto di una persona nata svantaggiata a causa della sua malformazione al volto. È la prima di sei figli, l’unica a non essere mai andata a scuola.Si può immaginare quanto stigma abbia dovuto affrontare finora. È per questo che sono sempre contento quando riusciamo a raggiungere persone come lei”, ci racconta.

Dopo l’intervento chirurgico, quando vede per la prima volta il suo nuovo sorriso sullo schermo del suo smartphone, Faustina si illumina e l’emozione trascina chiunque si trovi nella stanza.

Quando un anno dopo l’intervento torniamo a trovare Faustina al suo villaggio, capiamo davvero quanto l’intervento sia stato un punto di svolta nella sua vita: cancellata la malformazione al volto, ecco una ragazza sorridente, motivata e piena di amici, una ragazza che ha voglia di guardare verso quel futuro che alla nascita le era sembrato negato.

Ha molte idee per il futuro, a cominciare dal lavoro: Faustina vuole fare la sarta. Per questo va a scuola di cucito e mentre impara il mestiere stringe amicizia con le altre ragazze. Mentre studia aiuta la sua famiglia cucendo abiti per i fratelli e i genitori, e dopo, una volta diplomata, spera di aprire un negozio tutto suo.

“Adesso quando cammino, cammino come una persona felice. Prima non era così. E poi alla scuola di cucito mi sono fatta molti amici che non mi guardano male, mi vedono come una di loro.”