IL CHIRURGO MAGICO

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L’intervista al Dott. Domenico Scopelliti, Vicepresidente Scientifico della Fondazione Operation Smile Italia Onlus e chirurgo volontario, è stata raccolta e scritta da Lavinia Elser e Januaria Gizzi, studentesse volontarie del progetto Student Programs, a bordo della portaerei Cavour in sosta nel porto di Taranto, in occasione del 18° weekend clinic, che si è svolto dal 30 novembre al 2 dicembre 2018 nell’ambito del progetto “Un Mare di Sorrisi”, in collaborazione con la Marina Militare.

 

Quando avevi 15 anni come ti immaginavi da grande?

Amavo molto i Lego e pensavo che sarei diventato un ingegnere.

Perché hai deciso di diventare chirurgo maxillo-facciale?

Avevo uno zio dentista e questo è il motivo per il quale dopo il liceo ho deciso di studiare Medicina a Roma. Ho capito successivamente quale era il percorso che volevo intraprendere, dopo un tirocinio in chirurgia generale: diventare un chirurgo.

I docenti mi hanno consigliato subito di scegliere una chirurgia molto specialistica perché dopo l’università sarebbe stato più semplice trovare lavoro. Nel frattempo mio zio è stato colpito da una malattia e purtroppo è morto dopo un anno; a quel punto, in memoria di mio zio, ho pensato di scegliere una specializzazione vicina a odontoiatria, ma sempre nel ramo della chirurgia.

Al quarto anno di medicina mi hanno presentato il Professor Iannetti, primario del reparto di chirurgia maxillo-facciale. Sono entrato nel suo reparto come uno studente che avrebbe chiesto la tesi, invece sono rimasto lì anche per la specializzazione.

Come hai conosciuto Operation Smile?

Un mio amico lavorava nella parte amministrativa di Operation Smile e, rientrando dagli Stati Uniti, voleva avviare l’attività anche in Italia, ed era alla ricerca di chirurghi che si occupassero di malformazioni.

Durante i primi anni avevo dedicato gran parte della mia formazione professionale al trattamento delle malformazioni del volto. È stato lui a contattarmi per chiedermi se volevo partecipare a questo progetto. Io ho accettato con entusiasmo, coinvolgendo alcuni amici e colleghi, così è nata Operation Smile in Italia.

Puoi raccontarci la storia di un paziente o un momento particolare che ti ha colpito?

C’è sempre la storia di un paziente che mi lega ad una missione.

I primi anni avevamo la necessità di creare un criterio di selezione dei pazienti, non potevamo trattarli tutti. Durante le missioni venivano a farsi visitare 200-300 pazienti e noi con 5-6 tavoli operatori, potevamo operarne al massimo 200-220. I bambini più piccoli avevano la priorità rispetto ai bambini più grandi.

Durante una delle prime missioni in Marocco avevo notato un ragazzo che se ne stava in disparte e in silenzio, il suo intervento era stato rimandato per altri più urgenti. Arrivato l’ultimo giorno, i casi urgenti erano stati operati tutti e finalmente era arrivato il suo turno: purtroppo però, i materiali di cui avevo bisogno per l’intervento erano finiti e non sono riuscito ad operarlo.

Due anni dopo sono tornato in Marocco, proprio lì dove avevo conosciuto questo ragazzo. Il primo giorno di missione mi sono sentito tirare il camice… era lui, non aveva mollato ed era tornato per chiedere il nostro aiuto.

Questa volta ero a capo della missione e ho posto come condizione imprescindibile che questo ragazzo fosse il primo ad essere operato. Così è stato… e ne sono stato felice!

Come ti senti dopo aver operato un bambino?

Bene, è sempre un’esperienza unica!

Quanti interventi chirurgici hai fatto per Operation Smile?

Faccio parte di Operation Smile da 18 anni e ho svolto più o meno 200 interventi l’anno: quindi per Operation Smile ho eseguito circa 3.600 interventi chirurgici.