Con Annalisa Oliveti per celebrare la Giornata Mondiale dell’Infermiere

Dalla cura del paziente e della sua famiglia alla formazione dei colleghi in tutto il mondo, quello dell’infermiera è un ruolo fondamentale in Operation Smile. Annalisa, volontaria storica della Fondazione, ci spiega perché.


Forniscono assistenza ai pazienti e alle loro famiglie in ogni fase del processo chirurgico.

Sono presenti all’arrivo del paziente, appena prima dell’intervento, al risveglio e anche in seguito, fino alle dimissioni. Sono le infermiere e gli infermieri di Operation Smile, ovvero il 36% degli operatori sanitari dell’Organizzazione.

Senza di loro Operation Smile, semplicemente, non potrebbe esistere.

Allora vogliamo cogliere l’occasione della Giornata Mondiale dell’Infermiere, che si celebra il 12 maggio di ogni anno, per ringraziare ancora una volta le infermiere e gli infermieri di Operation Smile, la spina dorsale dell’Organizzazione. E per raccontarvi del loro ruolo fondamentale non solo per la cura di ogni nostro paziente, ma anche per il rafforzamento dei Sistemi Sanitari dei Paesi nei quali si svolgono i programmi medici.

Infatti, è anche grazie alla loro professionalità che Operation Smile può offrire training e formazione in Paesi nei quali il diritto alla cura non è garantito a tutti e nei quali l’incontro e lo scambio con operatori sanitari di tutto il mondo è un’occasione unica per curare i pazienti nati con malformazioni al volto e per l’aggiornamento e il miglioramento professionale del personale locale.

In occasione di questa giornata di celebrazione abbiamo chiesto ad Annalisa Oliveti, infermiera e storica volontaria della nostra Fondazione, di parlarci della sua esperienza di volontaria, di formatrice, degli importanti risultati di queste attività e del ruolo degli infermieri in Operation Smile.

Quelle che seguono sono le sue, preziose, parole.

Annalisa Oliveti con un paziente in missione medica in Nicaragua di Margherita Mirabella.

“Il volontariato è arrivato tardi nella mia vita professionale, sentivo la necessità di raggiungere una buona professionalità ed esperienza prima di potermi dedicare a pazienti più sfortunati perché nati in Paesi con risorse limitate.

Entrare in Operation Smile è stata una scoperta. Qui l’infermiera è coinvolta in tutti i passaggi dell’organizzazione di ogni missione, nonché nella creazione di linee guida di sicurezza e igiene.

Una volta in missione l’infermiera si occupa di tantissimi aspetti: ricerca sul territorio, prevenzione ed educazione sanitaria alle famiglie, selezione dei pazienti pronti per l’operazione, preparazione all’intervento. E anche dopo la dimissione l’infermiera è presente con i controlli post-operatori.

In Operation Smile il nostro ruolo è immensamente valorizzato. È una sensazione bellissima.

Ogni giorno di missione è un concentrato di emozioni, super lavoro, stanchezza, incontri con gente da varie parti del mondo. Ma è anche un susseguirsi di tanti successi e gratificazioni per la consapevolezza di aver contribuito a migliorare la vita a molte persone e famiglie in pochi giorni.

Sapere che al mondo esistono persone come quelle che incontro in missione, i volontari, gli organizzatori, i sostenitori che ci permettono di fare quello che facciamo… mi aiuta a vivere la mia quotidianità. So che con queste persone condivido la stessa visione del mondo, la convinzione che siamo tutti un unico grande popolo, con gli stessi sentimenti, sofferenze, problemi. E che se una parte di noi soffre, gli altri non possono rimanere indifferenti.

E poi c’è tutta la parte della formazione, uno scambio continuo tra professionisti che spesso è duro e faticoso, ma che oramai è una parte importantissima delle mie missioni. So che grazie alle formazioni tutto quello che facciamo resterà, come un seme piantato sotto la terra e destinato a germogliare.

Ogni missione medica ha obiettivi formativi diversi: in alcune si formano i chirurghi, in altre gli anestesisti, in altre si approfondiscono le manovre di rianimazione di base o qualunque altra necessità degli operatori sanitari del Paese. In una missione tipica si formano due chirurghi locali, due strumentisti, un’infermiera di sala risveglio, una o due colleghe del post-operatorio.

Da quando sono Clinical Coordinator, con l’aiuto della Program Coordinator locale ad ogni missione individuo le infermiere locali maggiormente motivate e le infermiere internazionali più idonee a seguirle per spiegare loro i nostri protocolli di igiene, strumentazione ed assistenza post-chirurgica. E poi con gli altri volontari facciamo di tutto perché la formazione si prolunghi nel tempo: con scambi di esperienze e feedback via email e, soprattutto, nuovi incontri di persona durante le missioni successive.

Un vanto unico ed importantissimo di Operation Smile è che i training cercano sempre di essere continuativi e prolungati, con un team di persone dedicate alla formazione che tornano negli stessi Paesi a lavorare con le stesse persone, così da monitorare i progressi dei colleghi. Come in qualunque altro ambito di studi, infatti, occorrono varie missioni per imparare al meglio. È chiaro che Paesi diversi hanno situazioni di partenza diverse, anche a seconda delle disponibilità di supporti tecnici, diagnostici, materiale e percorso di studi degli operatori, perciò il nostro lavoro si adatta di volta in volta.

Alla fine, quello che conta di più è l’obiettivo finale, il benessere delle persone che hanno bisogno di aiuto, un benessere che va al di là degli obiettivi economici e delle possibilità materiali del singolo individuo o di alcune comunità.

Far parte di tutto questo mi rende orgogliosa, è un’esperienza meravigliosa che invito chiunque a fare”.