Tornare a scuola è bello, ma non per tutti

Oggi, alla vigilia di un nuovo anno scolastico così speciale, tutti noi rivolgiamo un pensiero agli alunni che torneranno ancora una volta a sedersi tra i banchi, seppur tra mille incertezze. E, come sempre, pensiamo anche a tutti coloro i quali le incertezze le hanno vissute sempre, fin dalla loro nascita, per via della loro malformazione al volto.


La maggior parte dei bambini gioisce al pensiero di iniziare un nuovo anno scolastico, ritrovare i compagni di classe, condividere momenti di gioco e spensieratezza. Per altri invece non è così. Chi nasce con una malformazione al volto, infatti, può essere soggetto a discriminazione e, in alcuni casi, anche ad atti di bullismo vero e proprio.

Ma non pensiamo che questi atteggiamenti siano presenti solo in alcuni Paesi del mondo. Dall’Italia al Marocco all’India, i nostri pazienti raccontano spesso storie molto simili.

“Sono nata con una malformazione al labbro e al naso operata all’età di un anno e poi ritoccata alcune volte. Malgrado ciò, essendo il mio difetto ancora visibile, sin dalla scuola media ho sempre sperato di essere operata nuovamente. A causa del mio problema venivo costantemente osservata, presa in giro e chiamata con ogni sorta di nomignolo per tutto il periodo scolastico. A pensarci ora, non so come ho fatto a resistere ed a ignorare tutto ciò: l’unico lato positivo è che mi ha resa la persona forte che sono oggi” ci racconta Sofia, studentessa italiana, all’indomani dell’intervento che ha trasformato la sua vita. Oggi ha 20 anni frequenta l’università ed ha un futuro radioso davanti a sé, ma ha dovuto superare molti ostacoli.

Siham oggi ha 17 anni, affronta la vita a testa alta e cammina per strada senza paura. Adora andare a scuola, abbracciare i suoi amici, disegnare e studiare francese e sogna di diventare un’insegnante. Fino all’età di 12 anni, però, ha dovuto affrontare numerose forme di discriminazione per il suo aspetto. Siham è nata in Marocco con il labbro leporino e crescendo ha dovuto sopportare atti di bullismo da parte dei suoi coetanei e degli adulti che vivevano nel suo villaggio.

Siham prima dell’intervento di labioschisi. Foto Margherita Mirabella.
Siham prima dell’intervento. Foto Margherita Mirabella.

Appena entrava in classe i bambini non le permettevano di sedersi accanto a loro. “Gli altri mi guardavano come se fossi un’estranea e gridavano: guardate quella bambina, guardate la sua bocca. Lei non è come noi” ricorda Siham.

Quelle parole non poteva più sopportarle così un giorno ha deciso di non andare più a scuola e di limitare al massimo le uscite. Solo tra le mura di casa si sentiva al sicuro.

A causa del mio aspetto non posso andare da nessuna parte. Non posso andare a scuola, passo le giornate in casa e aiuto mia madre. Ho la mia famiglia, i miei fratelli, i miei genitori, ma non ho amici e sono triste”. Faustina, in Ghana, ha vissuto per 17 anni nell’isolamento più totale. Da quando è nata, infatti, i suoi genitori hanno deciso che c’era un solo modo per proteggerla dalle derisioni e dalle cattiverie altrui: farla restare in casa, lontana da sguardi malvagi.

Dopo l’intervento la sua vita è cambiata. Ora ha molte idee per il futuro, a cominciare dal lavoro: Faustina vuole fare la sarta. Per questo va a scuola di cucito e mentre impara il mestiere stringe amicizia con le altre ragazze.

“Adesso quando cammino, cammino come una persona felice. Prima non era così. E poi alla scuola di cucito mi sono fatta molti amici che non mi guardano male, mi vedono come una di loro.”

Scopri la storia di Faustina sul nostro canale Youtube.

 

Anche per Bipul, in India, l’inizio della scuola ha portato con sé lo scherno da parte dei coetanei e l’emarginazione durante i giochi di gruppo. Sono stati anni di pianti e di disperazione, fino a quando i suoi genitori hanno saputo dell’esistenza di Operation Smile.

Bipul prima dell’intervento di labioschisi. Foto Jasmin Shah.
Bipul prima dell’intervento. Foto Jasmin Shah.

Noi desideriamo un mondo in cui i bambini non debbano soffrire per mancanza di cure, perché la mancanza di cure ha conseguenze su altri aspetti della vita sociale: le amicizie, la scuola…in poche parole, il futuro. Operation Smile c’è stata per Sofia, Siham, Faustina, Bipul e per altre migliaia di bambini e ragazzi. E la nostra promessa resta la stessa: continueremo ad esserci, sempre.