7 febbraio: Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo

In questa giornata vogliamo portare l’attenzione sulle conseguenze sociali delle malformazioni del volto.


Abbandono scolastico, isolamento e una difficile integrazione nella società sono solo alcune delle conseguenze che possono manifestarsi nella vita di chi nasce con una malformazione del volto, soprattutto nei paesi a basso e medio reddito.

Ricevere cure tempestive è molto importante per arginare forme di discriminazione più o meno gravi che possono sfociare in atti di bullismo, soprattutto in ambito scolastico, da parte di compagni di classe.

Non di rado raccogliamo testimonianze di bambini e ragazzi i cui sentimenti di paura, rabbia e sofferenza si trasformano in speranza e felicità dopo l’intervento chirurgico. Il 7 febbraio, in occasione della giornata nazionale contro il bullismo ed il cyberbullismo, Sofia ci racconta la sua storia.

Sono nata 21 anni fa al Policlinico Umberto I di Roma, dove mi è stata diagnosticata la Sindrome di Melnick Fraser, o anche detta Sindrome Branchio-Oto-Renale, una malattia rara che comporta, tra le altre cose, malformazioni del volto.

Dall’età di 2 anni sono stata sottoposta a diversi interventi chirurgici, l’ultimo dei quali solo un paio di anni fa, quando avevo 19 anni.

I miei difetti mi hanno sempre accompagnata, nel bene e nel male. Mi hanno fatta sentire diversa, speciale, ma anche molto esclusa dalla società. Già alle scuole elementari ero vittima di continui sguardi incuriositi e anche un po’ dubbiosi, come se fossi un essere strano, continui insulti, nomignoli.

Quando poi sono cresciuta e le tecnologie si sono “evolute”, tutto questo si è spostato sui social network, dove, in uno in particolare, mi insultavano anonimamente.

Me ne hanno dette di tutti i colori: “dal vivo sei inguardabile”, “ma ti guardi allo specchio?” fino ad augurarmi la morte.

Sofia presso la sede di Operation Smile a Virginia Beach, Virginia.

Mi sono sentita impotente, arrabbiata. Sono stati anni difficili, anni che purtroppo ricorderò sempre come bui. Se mi guardo alle spalle mi tornano alla mente più episodi brutti, che belli.

I ritorni a casa da scuola in cui tenevo tutto dentro per non preoccupare i miei genitori, il non sapere come reagire, gli sguardi e la potenza degli insulti delle persone in branco e lo sfinimento che provavo giorno dopo giorno.

Ad un certo punto, però, la luce.

Nel 2016 ho conosciuto Operation Smile Italia Onlus ed ho iniziato un percorso di cura che ha saputo migliorare il mio “difetto”.

Da quel momento ho voluto iniziare una nuova vita: sentivo che era giunta quella fase in cui dovevo fare di tutti quegli anni di violenze psicologiche un vero scudo, trasformarli in qualcosa che mi avrebbe fatta rinascere.

E così è stato, ho cominciato a vedere il mondo con altri occhi, pensando che se mi guardano male o mi insultano sono loro i deboli, non io. Soprattutto, però, ho cominciato a donarmi agli altri.

Sono sempre stata amante della gentilezza, ma da quel momento ho capito che tra i miei sogni nel cassetto c’era soprattutto la voglia di supportare chi ne ha bisogno.

Ho deciso, quindi, di aderire al progetto dell’Organizzazione rivolto agli studenti, che mi ha fatto ritrovare il sorriso, ed una settimana dopo il mio intervento ero già in corsia, pronta a intrattenere i piccoli pazienti prima e dopo gli interventi.

Oggi mi sento in grado di dire che se non avessi avuto un passato così travagliato, probabilmente non saprei trasformare in positivo qualcosa di negativo, non riuscirei a pensare che la luce arriva per tutti, e soprattutto non avrei capito che la felicità va conquistata.

Sofia durante un weekend clinic alla Smile House di Roma.