COME IN UN SOGNO

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Giacomo Spinola ha partecipato per la prima volta ad una missione sul campo di Operation Smile lo scorso agosto, in qualità di studente volontario. Prima di partire ha seguito la formazione dedicata agli studenti universitari, U Voice training, che gli ha permesso di acquisire gli strumenti per diventare un reporter ed uno storyteller. Il suo compito sul campo è stato quello di intervistare alcune famiglie e raccontare le loro storie.

La missione si è svolta a Puebla in Messico dal 15 al 25 agosto. Durante la missione sono stati visitati 167 pazienti ed operati 96. Operation Smile è presente in Messico dal 2006 ed ha condotto programmi medici in più di 8 città del Paese, grazie ai quali sono state curate oltre 2.200 persone.

“L’ultimo giorno di screening stava per volgere al termine quando ho incontrato la piccola e vivace Ximena.

Lei aveva notato che stavo intervistando e appuntando meticolosamente le storie dei pazienti. Quindi, durante la mia quotidiana pausa caffè, Ximena si avvicinò, prese il mio quaderno e scrisse il suo nome su una pagina bianca.

La maggior parte dei bambini con cui parlavo si rivelavano timidi all’inizio di un’intervista, forse perché si sentivano vulnerabili all’idea che io stessi cercando di capire la loro storia. Ximena non aveva paura di tutto ciò, lei voleva essere intervistata. Rimasi sorpreso dal suo spirito di iniziativa, così mandai giù il caffè, presi la penna, e andai alla ricerca della famiglia di Ximena.

Dopo aver gironzolato per il campo con Ximena, finalmente trovammo la sua mamma. Le due avevano viaggiato quattro ore per raggiungere il luogo della missione, erano arrivate fin lì perché speravano che l’intervento potesse aiutare Ximena a migliorare il linguaggio. La mamma era esausta, ma nonostante ciò si era mostrata disponibile a parlare con me. La piccola bambina invece era piena di energie, non smetteva di saltare, giocare e farmi smorfie. Io cercavo disperatamente di concentrarmi sulla mamma.

La storia di Ximena con Operation Smile ha avuto inizio nel 2014, quando è stata operata per correggere la labioschisi. I primi mesi di vita della bambina sono stati davvero difficili: la mamma di Ximena non aveva mai visto nessuno con il labbro leporino, prima della nascita di sua figlia. All’improvviso si è trovata catapultata in un mondo in cui sua figlia non parlava bene e dove doveva essere nutrita attraverso una siringa tutti i giorni più volte al giorno.

Dopo avermi raccontato le difficoltà che avevano affrontato durante primi anni di vita della bambina, ho chiesto alla mamma come erano cambiate le loro vite dopo aver conosciuto Operation Smile. Momento di silenzio. La madre prese un respiro profondo e proprio mentre stava per rispondere, scoppiò a piangere. Io non mi allarmai, perché avevo capito che quelle erano lacrime di gioia, commozione e gratitudine.

Decisi di non parlare e rimanemmo seduti a goderci il nostro inteso silenzio. Quel giorno, per una serie di sfortunati eventi non ero stato munito del mio fedele interprete, ma nonostante la barriera linguistica, io e la mamma di Ximena riuscivamo a capirci perfettamente. In quel preciso momento di silenzio, le parole non erano necessarie. È bastato guardarsi negli occhi e sorridere per raggiungere un momento di comprensione profonda ed inesprimibile a parole.

Cosí capii che la sua riposta alla mia domanda era semplice: conoscere Operation Smile aveva profondamente cambiato le loro vite. Ricordo ancora che la mamma di Ximena provava a descrivermi la prima volta che era entrata in contatto con l’organizzazione, dicendo la seguente frase: “Como en una película” che tradotto vuol dire “come in un film” o metaforicamente “come in un sogno”.

Beh, fortunatamente il sorriso di Ximena non è un film né un sogno: il suo sorriso è reale ed è bellissimo.”