Una giornata davvero emozionante

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Arna Mathiesen, studentessa volontaria “Student Programs”
Primo weekend clinic Smile House Roma, 15 – 17 dicembre 2017

Sono arrivata in ospedale sabato mattina, il giorno degli interventi, entusiasta di partecipare al mio primo weekend clinic e di assistere all’attività per la quale la Fondazione Operation Smile Italia Onlus raccoglie i fondi e sensibilizza le persone. Sono entrata nel reparto con la felpa blu dello Student Programs, il badge con il mio nome legato al collo e le farfalle nello stomaco per l’emozione. Io e gli altri studenti volontari siamo stati introdotti nel reparto di degenza, dove i pazienti aspettavano di essere chiamati per l’intervento.

Ho incontrato subito il paziente che sarebbe stato operato per primo: Davide, un bambino di 3 anni, che stava aggrappato al collo del papà mentre camminava su e giù per il corridoio. Ho ammirato entrambi: il padre non mostrava alcun cenno di preoccupazione davanti al figlio e il bambino è rimasto sempre calmo, nonostante non avesse mangiato nelle ultime 12 ore!

Ho parlato con la mamma, felicissima che fosse arrivato finalmente il giorno dell’intervento: non riusciva a smettere di sorridere. La preoccupazione per l’intervento era sopraffatta dalla gioia. Nell’ultimo anno Davide era stato inserito nella lista operatoria altre due volte, ma l’intervento era stato cancellato a causa delle sue condizioni di salute non idonee.

Un attimo dopo, una giovane donna dall’aria molto preoccupata è uscita da una stanza, accanto a lei c’era un uomo con una bambina piccola in braccio, subito abbiamo capito che si trattava di Alice, di appena 6 mesi.

La tensione era palpabile, la mamma cercava a stento di contenere le lacrime mentre la sua bambina piangeva digiuna, stanca e annoiata. Mi sono avvicinata, ho offerto loro una bottiglia d’acqua ed ho fatto del mio meglio per rassicurarle. Ma nessuna parola di conforto poteva liberare la mamma dalle sue preoccupazioni, voleva solo che il weekend finisse il prima possibile. Grazie all’aiuto di due volontari dello staff siamo riusciti a distoglierla per un attimo dalle sue paure e, piano piano, ho visto comparire un sorriso sul suo viso.

Niccolo, 10 anni, è stato il terzo a svegliarsi e ad uscire dalla sua stanza. Sua mamma ci ha raccontato che si sono trasferiti a Roma dalle Filippine 2 anni fa, Niccolo non parla inglese e sta iniziando ad imparare l’italiano. Ci siamo presentati e subito ci ha sorriso. Fortunatamente, la barriera linguistica non è stata un grande ostacolo: con altri due studenti volontari abbiamo iniziato a divertici tutti insieme giocando con palloncini, bolle di sapone e a tris. Era contento di avere un po’ di compagnia, le sue risate si sentivano dal corridoio. Gli altri due pazienti, invece, riposavano nelle loro stanze.

Ad un tratto la testa di un’infermiera è apparsa alle mie spalle, chiedendoci se fossimo interessati ad assistere all’intervento del primo paziente. Il mio volto si è illuminato e ho subito risposto “Si!”. Siamo corsi fuori dalla stanza per andare a cambiarci ed indossare i camici per poter entrare in sala operatoria. Noi eravamo contentissimi, capita una volta nella vita di poter entrare in sala operatoria con medici esperti, chirurghi e infermieri. Siamo rimasti in piedi dietro il chirurgo ad osservarlo mentre compiva la magia sul volto di quel bambino. Le sue mani si muovevano con delicatezza, un punto alla volta chiudeva la fessura nel palato e nella gengiva. La relazione tra il chirurgo e la sua assistente sembrava quasi telepatica. Entrambi sapevano cosa l’altro avrebbe fatto qualche secondo prima che lo facesse, erano quattro mani e una sola testa. Era un sogno per me pensare che stavo vedendo con i miei occhi il cambiamento della vita di quel bambino, mi sono sentita orgogliosa di far parte di Operation Smile e di aver contribuito a tutto questo.

Mentre camminavo dalla sala operatoria al reparto di degenza ho riflettuto ancora su quanto avevo appena vissuto. Sebbene mi sia sempre sentita fiera di far parte dello Student Programs, assistere con i miei occhi alle attività che svolge l’Organizzazione è stata un’emozione incommensurabile. Il momento più commovente del weekend è stato vedere gli occhi della mamma di Davide che si illuminavano, alla vista di suo figlio operato mentre le infermiere lo riportavano in stanza.

Sono grata di essere riuscita a vivere tutto questo e non vedo l’ora di partecipare ad un altro weekend clinic; spero che in futuro anche altri membri della nostra comunità dedichino il loro tempo a questa meravigliosa Organizzazione!