L’obiettivo comune è restituire il sorriso

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Paolo Versacci, pediatra

Cambogia 13-21 marzo 2008

La missione in Cambogia è stata per me la seconda dopo quella a Jimma, in Etiopia, in occasione del 25° anniversario di Operation Smile. Phnom Penh, dove si è svolta la missione, per me rappresenta un luogo davvero speciale: tre anni fa, mia moglie ed io abbiamo adottato nostro figlio, un meraviglioso bambino cambogiano, che aveva allora soltanto 22 mesi. Quando a dicembre, in occasione della riunione nazionale di Operation Smile, sul calendario delle missioni per il 2008, ho letto: “Marzo: Cambogia – Phnom Penh”, è scattato in me il desiderio irrefrenabile di tornare nel paese di mio figlio e l’occasione era davvero unica: essere parte, come pediatra, di un team che ha lo scopo di restituire un sorriso a così tanti bambini affetti da labio e/o palatoschisi.

Questa malformazione congenita, in un paese disagiato come la Cambogia, non viene, a tutt’oggi, corretta dai medici locali per mancanza di mezzi e di adeguata esperienza professionale: Operation Smile rappresenta, così, una concreta occasione per risolverla. Dopo l’intervento si porge uno specchio al paziente per dargli subito la possibilità di vedere il suo nuovo sorriso. Il sentimento che traspare sui loro volti è di incredulità. Lo sguardo, dopo un’occhiata fugace allo specchio, si sposta rapido sul volto del medico o dell’infermiera che sono accanto, come a chiedere: che cosa è successo alla mia bocca, che cosa avete fatto? Poi gli occhi si posano di nuovo sullo specchio e allora nasce un accenno di sorriso, ma sempre con estrema timidezza e riservatezza. Chi manifesta una vera e propria gioia sono i genitori dei bambini, felici di vedere il proprio figlio senza più quell’evidente malformazione, che è causa di emarginazione sociale e di disperazione.

Abbiamo sottoposto allo screening iniziale 280 pazienti e ne sono stati operati e dimessi senza complicanze 133. Tutto questo grazie alla organizzazione perfetta di Operation Smile, che riesce sempre, in ogni condizione ambientale, a dare il massimo concretamente. Nelle missioni, ogni volontario sa esattamente qual è il proprio compito, non esistono rivalità e l’unico obiettivo comune è restituire un sorriso “normale”.

Ho avuto l’opportunità e l’onore di lavorare fianco a fianco con Roger Barkin, un’eccezionale pediatra statunitense, autore di diversi e noti testi di pediatria d’urgenza. Si è dimostrato sempre disponibile, tanto da non farmi sentire mai piccolo in confronto alla sua imponenza professionale: in così pochi giorni ho imparato molto da lui.

I team leader e i coordinatori della missione, poi, hanno messo a disposizione di ogni paziente, bambino o adulto, e di ogni volontario la loro incredibile professionalità e sensibilità, sempre pronti a prestare ascolto a qualsiasi difficoltà logistica, con lo scopo di lavorare al meglio e soprattutto in sicurezza: grazie Scott, Manni, Steve e Norrie.

Un ringraziamento particolare lo rivolgo infine ai colleghi italiani del team, Fabrizio, Francesco, Pasquale, Rossella e Giulia, che hanno condiviso con me questa esperienza così emotivamente intensa, sempre con una impeccabile professionalità e umanità, nonostante il duro ed estenuante lavoro, ma sempre ripagato dal sorriso tornato a brillare sul volto di bambini così belli.

Ringrazio ancora l’organizzazione di Operation Smile, che mi ha dato l’opportunità di tornare in Cambogia e spero mi coinvolga quanto prima in una nuova missione.

Paolo Versacci