Dopo cinque giorni di sala operatoria e 98 sorrisi

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Veronica Vietti Michelina, Chirurgo Plastico – Missione Operation Smile Tamatave, Madagascar 2018

Missione Operation Smile Tamatave, Madagascar 2018

Veronica Vietti Michelina, Chirurgo Plastico

Siamo partiti, nonostante lo sciopero di Air France, con le difficoltà di organizzare diverse decine di volontari. Maila, la coordinatrice dei programmi medici della Fondazione, è riuscita a trovare un volo ad incastro per me e il dottor Pozzi sull’Ethiopian Airlines, che ci permetterà di arrivare in tempo ad Antananarivo per poter raggiungere la nostra meta, Tamatave.

Ed è lì che conosciamo gli altri componenti del team, tante facce, molti nomi e diverse storie alle spalle, ma quando si arriva al primo giorno di screening l’organizzazione inizia a prendere forma rapidamente e ciascuno inizia a fare il proprio lavoro in sinergia con gli altri, anche grazie alla supervisione ed alla maestria di Olivia, Clinical Coordinator, e di Steven, il Program Coordinator.

Durante lo screening abbiamo valutato circa 140 pazienti, prevalentemente infanti e bambini, ma anche ragazzi ed adolescenti che hanno convissuto con questa malformazione per diversi anni, che a causa della malformazione sono stati isolati, presi in giro e scherniti dai loro coetanei e che in un Paese già povero e ancora rurale come il Madagascar hanno visto abbassarsi ulteriormente le loro possibilità di farcela.

Tra questi c’era una bimba, una bimba con la faccia da dura, Valisoa: lei ha 6 anni e il papà al suo fianco, la guarda con occhi grandi e dolcissimi; la mamma non è con loro e grazie alla traduzione di Ted, un volontario dei Peace Corps, che parla malagasi, veniamo a sapere che è il papà che l’ha accompagnata per oltre 26 ore di viaggio, per arrivare a Tamatave e per avere la possibilità di essere curata.

Durante il giorno di screening, tra i momenti per eseguire le foto, la valutazione con noi chirurghi, gli esami di laboratorio, le visite anestesiologiche e pediatriche, Valisoa e il suo papà aspettano lungo i corridoi dell’ospedale.

Martedì mattina il suo nome era sulla lista operatoria; l’abbiamo presa per mano per accompagnarla in sala operatoria, dove Gavin, l’anestesista pediatrico, si è preso cura di lei per prepararla al nostro intervento. Due ore dopo per lei c’era un nuovo inizio.

In quei giorni in missione ho avuto l’opportunità di vedere operare cinque bravissimi chirurghi, ciascuno dei quali ha condiviso con me le sue tecniche ed i propri piccoli segreti del mestiere, quelli che gli permettono di regalare sorrisi; sono stata fortunata, perché loro non sono stati solo ottimi chirurghi e maestri all’interno delle mura della sala operatoria, ma persone stupende che resteranno a far parte della mia vita.

Dopo cinque giorni di sala operatoria e 98 sorrisi e racconti, siamo andati agli shelters, dove io – da chirurgo – pensavo “banalmente” che avremmo avuto la possibilità di controllare i pazienti; ed invece, ancora prima di poter comprendere cosa stesse succedendo, le mamme con in braccio i bimbi con in viso i loro nuovi sorrisi, ci hanno accolto con una danza ed una canzone, un’emozione difficile da controllare.

Tra quei visi, riconosco subito quel papà speciale che per la figlia, per darle qualcosa in più, ha attraversato difficoltà e percorso quel lungo viaggio ed ora la porta in braccio con una gioia e soprattutto con il volto pieno di orgoglio.