In occasione della Settimana Internazionale dell’Allattamento diamo la parola ad Alessia Frani

Dall’1 al 7 agosto si celebra la Settimana Internazionale dell’Allattamento, Breastfeeding week, e per l’occasione abbiamo incontrato Alessia Frani, infermiera specializzata in allattamento patologico.


“Allattare al seno un bambino nato con labiopalatoschisi è possibile. Il tentativo va sempre fatto, le mamme vanno incoraggiate e noi siamo qui per aiutarle, non le lasciamo mai sole.”

Queste le parole di Alessia Frani, infermiera specializzata in allattamento patologico presso la Smile House di Roma e volontaria di Operation Smile da oltre 20 anni.

Alessia si occupa di labiopalatoschisi da sempre. Oggi ci parla dei grandi traguardi raggiunti negli anni, primo tra tutti l’alimentazione fisiologica dei bambini nati con labiopalatoschisi.

“Al momento della diagnosi prenatale la prima domanda che la futura mamma rivolge all’equipe multidisciplinare è la seguente: posso allattare?” racconta Alessia.

Il bambino affetto da labiopalatoschisi può essere alimentato sia attraverso l’allattamento al seno che con l’ausilio del biberon.  

“Il consiglio che do appena una mamma si rivolge al nostro centro è di avere coraggio, di non abbattersi, il tentativo all’allattamento al seno verrà fatto e non sarà mai sola.”

Nella sua lunga esperienza Alessia ha assistito tante mamme, riportiamo alcune testimonianze per comprendere il suo ruolo fondamentale nel percorso di avvio all’allattamento.

“Avevo idealizzato la nascita dei figli secondo gli stereotipi della TV e quindi mi aspettavo un parto sereno, dei figli calmi e dormiglioni ed un allattamento dato quasi per scontato.” Racconta una di loro. “Invece, quando sono nate le gemelline e quando hanno diagnosticato la palatoschisi ad una delle due, siamo entrati in contatto con una realtà ben diversa da quella vista in TV, soprattutto per quanto riguarda l’alimentazione. La bimba non riuscendo ad attaccarsi al seno e non riuscendo a prendere il latte dal biberon stava perdendo molto peso.

Per fortuna nelle nostre vite è entrata Alessia, che con la sua fermezza e sicurezza è riuscita a farci trovare una strada per far mangiare la piccola, provando svariati biberon, tettarelle, latti e soprattutto facendoci capire quanto la bimba sapesse autoregolarsi tra le varie poppate.

Grazie alla tranquillità che ha saputo trasmetterci, alla sua disponibilità a qualsiasi ora e per qualsiasi tipo di problema, l’allattamento è stato avviato.”

Presidi per l’allattamento.

Il percorso inizia con l’allattamento al momento della nascita e arriva allo svezzamento. In attesa dell’intervento chirurgico, che solitamente avviene entro il primo anno di vita, l’obiettivo è quello di far raggiungere ai bambini il peso per poter essere operati.

Anche l’alimentazione può essere aiutata” prosegue Alessia “Il bambino affetto da labiopalatoschisi può essere nutrito come tutti i bambini. Oggi abbiamo una vasta gamma di prodotti come il biberon con il cucchiaino, grazie al quale è possibile solidificare l’alimentazione per dare al bambino un alto supporto nutrizionale”.

“Mio figlio è nato con la labiopalatoschisi monolaterale sinistra” ricorda la mamma di Antonio “Nonostante lui fosse la gioia più grande, è stato il periodo più buio di sempre. Durante il suo primo mese di vita tutto era nuovo, e noi eravamo inesperti anche sull’allattamento che dovrebbe essere la cosa più facile del mondo.

Poi a Roma ho conosciuto questo team fantastico, ma in particolar modo Alessia che ha trasformato le mie paure in gioie. Antonio ha bevuto per la prima volta e senza alcun problema ad un biberon normale senza alcuna difficoltà, ricordo ancora l’emozione!

Da quel momento in poi grazie alla nostra caposala, Antonio non ha avuto più nessun problema anche nello svezzamento e adesso mangia di tutto e mastica velocemente. Sono grata a tutti loro per l’impegno e la dedizione che mostrano per ogni singolo bambino che prendono sotto la loro magica ala.”

“Alessia è stata ed è ancora fondamentale per la mia vita e soprattutto per la mia vita di mia figlia.” Racconta la mamma di Sophia. “Senza la sua pazienza, la sua forza, la sua personalità e la sua professionalità non so come avrei affrontato questo percorso. Mi ritengo molto fortunata.”

Alessia conclude il racconto con una riflessione sul contesto internazionale: “Durante le missioni internazionali i presidi erano molto pochi: il biberon era uno, ma siamo riusciti ad adattarlo. Laddove non era sufficiente Operation Smile, in alcuni Paesi, si è adoperata per permetterci di lasciare loro quello di cui c’era più bisogno. Ho lavorato in territori molto duri, Paesi dove l’allattamento è solo quello materno perché non c’è neanche il latte sostitutivo. In questi luoghi la cosa migliore è fare formazione al personale locale, è fondamentale .”