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DIARIO DI UNA MISSIONE

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Lavinia Lucangeli, studentessa volontaria “Student Programs”

Missione internazionale a Puebla in Messico, 23 agosto – 2 settembre 2017


Giorni 1 e 2: screening (visite pre operatorie)

I primi due giorni di screening sono stati bellissimi, perché ho potuto vedere tutte le persone che arrivavano per le visite mediche preliminari.

Molti piccoli pazienti venivano da lontano, alcuni avevano affrontato un viaggio di 8 -10 ore in pullman per arrivare puntuali, alle 7 del mattino, nel parcheggio dell'Ospedale Corpus Christi Betania di Puebla. Adulti e bambini si disponevano nelle file di sedie, aspettando di essere chiamati dai medici che avrebbero visitato i potenziali pazienti da operare nei giorni successivi. Noi studenti volontari abbiamo iniziato a giocare con i bambini per intrattenerli durante l’attesa. Per me è stato scioccante vedere come delle semplici bolle di sapone potessero renderli così tanto felici. Palle gonfiabili, adesivi e colori per loro erano il paradiso!

 

FERNANDA

Il secondo giorno di screening ho visto una bimba timidissima che si nascondeva dietro la gonna della mamma: si chiamava Fernanda, aveva 3 anni e indossava una fascetta con dei fiori colorati, per raccogliere i capelli molto scuri e lunghi. Ho provato subito a coinvolgerla con dei giochi, ma all’inizio era molto diffidente: ho impiegato tutta la mattina per riuscirci!

L'ho seguita attraverso tutte le tappe dello screening, ho parlato un po' con la mamma, la quale mi ha spiegato che era la terza volta che venivano perché, per ben due volte, Fernanda aveva la tosse ed i medici non l’avevano potuta operare. Era in attesa dell’intervento al palato, in quanto la labioschisi era stata già corretta. A causa della palatoschisi Fernanda parlava poco e, quando lo faceva, era molto difficile comprenderla, ma ci ho messo tutta me stessa per capirla; spesso parlavamo a gesti.

L’ultimo giorno di visite è stato carico di emozioni: venivano annunciati i nomi dei pazienti idonei all’intervento. Quando ho sentito il suo nome mi si è levato un peso dal cuore: finalmente Fernanda avrebbe potuto essere operata!

Lunedì: primo giorno di chirurgia

Abbiamo allestito la sala d'aspetto con adesivi alle pareti, tappetoni morbidi, giochi e bolle di sapone in modo da renderla accogliente per i bambini che aspettavano di entrare in sala operatoria: alcuni di loro erano spaventati e cercavano la loro mamma.

Le emozioni più forti di quel giorno sono state la gioia e lo stupore dei genitori appena vedevano i loro bambini uscire dalla sala operatoria cambiati, con un nuovo volto: commossi, con le lacrime agli occhi, quasi non li riconoscevano.

È stato bellissimo rendermi conto di aver fatto la differenza nella vita di queste persone: tutti mi ringraziavano guardandomi un po’ come i bambini guardano i regali sotto l'albero di Natale, con espressioni di pura gioia sul volto!

 Erano molto riconoscenti.

 

Martedì: secondo giorno di chirurgia

Il secondo giorno di chirurgia siamo andati a trovare i bambini operati il giorno precedente e già si notava la differenza: erano bellissimi con i loro nuovi sorrisi, anche se avevano ancora i punti di sutura freschi sul volto.

 

Venerdì: ultimo giorno di chirurgia

Finalmente ho avuto l'opportunità di entrare in sala operatoria, dove ho potuto assistere a tre interventi in pazienti con la labioschisi. È stato pazzesco vedere la destrezza con cui i dottori tagliavano e cucivano, sembrava che stessero cucendo una camicetta.

Ho scoperto quanto è affascinante il lavoro del chirurgo: sono dei veri e propri eroi!

Ma ancora più entusiasmante è stato vedere le espressioni dei genitori quando prendevano in braccio i loro bambini appena operati fuori dalla sala operatoria: erano increduli e felicissimi.

 

Mi ha scaldato il cuore assistere alla missione e provare tutte queste emozioni. In quei giorni ho capito quanta umiltà c'è nel mondo, appena fuori dalla mia comfort zone, ma soprattutto ho visto quante persone meno fortunate di me ci sono e quante hanno ancora bisogno del mio aiuto.

“Ogni bambino con una malformazione al volto è una nostra responsabilità. Se non ci prendiamo cura di lui, non c’è garanzia che qualcuno lo farà.”

- Kathy Magee, Co –Fondatrice e Presidente di Operation Smile